One bridge to Idomeni: un ponte umano di aiuto concreto

Risale allo scorso marzo la nascita, sulla scena veronese, di un gruppo di volontariato molto particolare: “One bridge to Idomeni”, un ponte per Idomeni, l’ormai noto campo profughi improvvisato, nato in terra greca a ridosso del confine – ora chiuso – con la Macedonia. Questo gruppo, formato da giovani provenienti per lo più dal mondo dello scoutismo, si prefigge un duplice obiettivo: portare generi di prima necessità e vestiti, e insieme documentare che cosa sta accadendo in quella zona, quali sono le condizioni di vita dei profughi, per lo più siriani scappati dalla guerra, quali i loro sogni, i loro dolori e le loro speranze. Abbiamo chiesto a uno di questi ragazzi, Edoardo Garonzi, di raccontarci parte di questa esperienza.

a cura di Francesca Mauli

Idomeni è uno dei più grandi campi profughi di Grecia, prende il nome dal paese dove è stato, senza logica o gestione, posizionato. Si trova al confine con la Macedonia, dove passa la linea ferroviaria, presidiata giorno e notte da poliziotti macedoni. Idomeni non nasce come campo stanziale, era un campo transitorio: pochi tendoni allestiti dall’Alto commissariato per i profughi, con una capienza massima di 1800 persone. Il campo è divenuto stanziale, senza averne le strutture, dall’inizio di marzo, dopo la decisione della Macedonia e degli altri paesi balcanici di chiudere le proprie frontiere, rifiutando i profughi intenzionati a raggiungere l’Europa del nord.

Ancora oggi non è altro che un ammasso di tende multicolori piantate su terreni agricoli. Ora il grano non c’è più, ma resta il fango: a marzo è piovuto spesso e ora, a fine aprile, il terreno è arido, il sole è impietoso. Idomeni raccoglie circa diecimila profughi, senza contare gli altri campi attorno ad esso, spesso allestiti in stazioni di rifornimento lungo la strada. Idomeni sembra una realtà fantasma, ma esiste. Per questo Giulio Saturni, dal quale è nata l’idea di costruire un ponte di solidarietà concreta, ha riunito intorno a sé alcuni amici e ha chiesto loro di collaborare per mostrare alla nostra comunità cosa accade lungo la rotta balcanica e quale è la vita a cui devono sopravvivere i profughi, andando a toccare con mano ciò che sta succedendo in Grecia.

Così un primo gruppo di volontari è partito per Idomeni il 21 marzo per portare assistenza ai profughi nel campo. A sostenere l’aiuto materiale dei volontari, grazie alla campagna di sensibilizzazione organizzata con l’aiuto di alcuni gruppi scout di Verona, sono stati raccolti 60 metri cubi di generi di prima necessità e indumenti. Arrivati al campo abbiamo scoperto che gran parte dell’approvvigionamento principale è garantito da gruppi di volontari indipendenti, quindi non appartenenti a ONG internazionali, che comunque operano e garantiscono altri servizi importanti, come l’assistenza medica. A portare aiuto non solo organizzazioni ma anche persone singole, ragazzi che attraverso il crowdfunding hanno raccolto fondi e si sono precipitati in Grecia con i loro furgoni e le loro pentole da sessanta litri per sfamare, ogni giorno, migliaia di persone. A Policastro, una cittadina a dieci km dal confine, i volontari indipendenti hanno trovato un vecchio hotel lungo la strada, il Park Hotel, che hanno colonizzato pacificamente e ne hanno fatto un punto base. Qui, la mattina, i ragazzi tagliano patate e cipolle per il pranzo, il pomeriggio distribuiscono il cibo a Idomeni e la sera consegnano beni di prima necessità in altri campi, per poi tornare all’hotel a riposarsi prima di iniziare con un’altra giornata.

Un secondo viaggio è partito il 15 aprile. I volontari del gruppo hanno potuto allestire in più occasioni un’animazione per i bambini, costretti in questo posto senza scuola né svago. L’animazione è uno dei primi obiettivi del gruppo, reso possibile dall’esperienza scout di molti dei partecipanti. Il ponte edificato da giovani impegnati nella cura dell’altro necessita di aiuto per rimanere aperto, sia attraverso la raccolta di fondi, sia attraverso la creazione di un collegamento costante di volontari a Idomeni e in altri campi di prossima apertura in Grecia. “One bridge to Idomeni” si occupa di questo; è un movimento di volontariato che raccoglie testimonianze e foto per raccontare all’Italia e a Verona il fenomeno del flusso di migrazioni, un problema vivo, ma non al di sotto delle nostre capacità e possibilità di aiutare”.

Per conoscere nel dettagli l’impegno di questi ragazzi, le storie delle persone che hanno incontrato e restare aggiornati sui loro viaggi, vi invitiamo a visitare la pagina Facebook One Bridge To Idomeni.