Notte prima dei nuovi esami

Oggi l’annuncio della rivoluzione che straccerà batterie di consigli pregressi, di dritte antiche su come fare se esce latino, come giocarsela se tocca a  fisica. La natura multidisciplinare della seconda prova e l’addio al “quizzone” ha provocato, come per ogni cambiamento, i malumori dei reazionari e lo scetticismo di tutti gli altri. Ma cosa ne pensano davvero loro, gli studenti, che sperimenteranno, il 19 giugno, in un banco solitario e affollato di incertezze, il nuovo esame?

Greco e latino al Classico, fisica e matematica allo Scientifico. Basta digitare #Maturità2019 per rendere plastiche tutte le preoccupazioni dei giovani diretti interessati. Addio alla seconda prova come la si conosceva: ovvero l’incarnarsi della tragedia se si sperava in latino e ci si vedeva recapitati una versione di Aristotele, e la ovvia salvezza in caso contrario. Ora le materie di indirizzo ci sono tutte e vanno affrontate senza propizie dispense del caso.

Riposi in pace la terza prova, fabbricatrice di notti insonni a ripetere, con terrore ardente, ora Foscolo ora le rocce calcaree. Ma in sostituzione ecco arrivare il “Rischiatutto” come è stato ribattezzato dalle ironie social, il nuovo orale. Senza tesina a tener cucita l’agitazione per il primo quarto d’ora, si andrà subito nei territori tematici che la busta (sorteggiata su tre) indicherà. Se per alcuni insegnanti non c’è da scendere nel melodrammaico, perché “non è una versione peggiore del precedente” come sostiene il professore veronese Lorenzo Carpanè, con una lunga esperienza nei licei classici cittadini.

“Di maturità non si muore” dicono, per fortuna, i saggi. E a provarlo ci siamo qui tutti noi, sopravvisuti che ancora, un poco, si chiedono come.