Progetto Fevoss che fa incontrare le generazioni

Voluto da Fevoss e realizzato con il contributo della Fondazione Just Italia prevede incontri e laboratori per coinvolgere, in un proficuo dialogo, giovani e anziani.

Narrare la terza età in un modo diverso: è questo lo scopo del progetto “Narrare e stare bene insieme”, voluto e realizzato da Fevoss con il contributo di Fondazione Just Italia.

Quasi 158 anziani ogni 100 giovani: è il quadro tracciato da dati Istat, che ci fanno capire come sia necessaria l’attenzione nei confronti delle risorse a disposizione della terza età. Anche con questa consapevolezza nasce il progetto della Fevoss che prevede, negli spazi del Centro di Santa Toscana, otto incontri e una serie di laboratori creativi a cadenza settimanale: di musica e teatro, fotografia, poesia e racconti letterari, manualità per favorire il dialogo tra nuove generazioni e anziani, affinché siano sempre più attivi e partecipi della vita sociale.

“Narrare e stare bene insieme” verrà presentato martedì 2 febbraio alle ore 15.00, nella sede di Fevoss, in Via Santa Toscana 9.

«Non si può ridurre il concetto di anzianità al decadimento fisiologico, influisce ancor più fortemente lo stereotipo che un dato contesto sociale ha della vecchiaia» sostengono le due psicologhe psicoterapeute, Lucia Pizziolo e Anita Curreli, che condurranno alcuni incontri.

Nell’immaginario collettivo il concetto di invecchiamento rimanda a una persona passiva. Come si può invertire questa prospettiva quando è l’anziano stesso a sentirsi a fine corsa? Si tratta di un percorso di cambiamento di tipo sia culturale che personale. In tal senso, un gruppo di lavoro di persone anziane avrà la possibilità di incontrarsi e condividere le proprie “storie” ed emozioni provate. L’esperienza d’interazione, relazione e scambio potrà produrre nuovi sensi e significati alle personali vite, favorendone interpretazioni più soddisfacenti. Senza un interlocutore, tale processo risulta faticoso. Da qui l’idea di creare un gruppo a fare da cassa di risonanza: la componente emozionale del racconto è comune a chi la esprime e chi la raccoglie.

Per coniugare i benefici dell’uso del linguaggio al concetto di inclusione degli anziani in un’ottica transgenerazionale, l’iniziativa della Fevoss coinvolge anche gli studenti dell’Istituto professionale Michele Sanmicheli. Costruire un contatto con i ragazzi, che si sentono distanti e con poche cose in comune con gli adulti, unisce le esigenze di entrambe le generazioni. Attraverso un’educazione all’ascolto si genera il confronto e si sviluppa un’educazione alle emozioni che nelle popolazioni più giovani risulta sempre più difficile da realizzare.

Gli interventi non vertono solo sul ricorso alla narrazione di sé come strumento di benessere, ma si rivolgono ai partecipanti offrendo una proposta articolata di laboratori. Dall’iniziativa nasceranno un video e una raccolta di immagini per dar testimonianza delle esperienze vissute dai partecipanti.