Martina a Verona: «No a provocazioni, sì a proposte concrete»

Il segretario nazionale del Pd parla dalla città del ministro leghista Fontana affrontando i temi che riguardano razzismo e lavoro.

«La provocazione del ministro Fontana va respinta al mittente». Ha esordito così il segretario nazionale del Partito Democratico, Maurizio Martina, giunto venerdì sera (3 luglio) alla festa dell’Unità di Quinzano, quartiere della città natale del ministro. Ad attenderlo una quindicina di artigiani, commercianti e piccoli e medi imprenditori provenienti non solo dalla provincia di Verona ma anche da città limitrofe.

Il tema affrontato (il secondo dopo quello sull’abolizione della legge Mancino annunciato dal ministro Fontana) è il Decreto Dignità approvato giovedì alla Camera, ma con voto contrario del PD. Nella riunione a porte chiuse, svoltasi nella sala della circoscrizione in via Villa, sono stati discussi i problemi che la manovra potrebbe generare. Come ha sottolineato Martina, «c’è poco di dignitoso nel decreto perché vedrà gli imprenditori avere una vita più complicata e i lavoratori a non vedersi rinnovati i contratti, i precari a rimanere ancora più precari. Mi sembra veramente un disastro». A preoccupare è il fatto che il datore di lavoro potrebbe trovarsi nella condizione di non poter rinnovare il contratto oltre i 12 mesi in quanto dovrebbe giustificarlo con causali ricorrendo così a licenziamento e a nuova assunzione, che comporta ulteriore impegno se il lavoratore non è già adeguatamente formato. Ecco allora che conviene assumere chi ha esperienza, a discapito di chi non ne ha. Ma anche in questo caso, il contratto a tempo indeterminato diventa difficile dopo solo un anno di impiego.

Gli imprenditori hanno sollevato anche il problema delle infrastrutture che devono essere adeguate alle necessità economiche del territorio. Una posizione che trova d’accordo il segretario: «Quando il governo si immagina di non fare alcune infrastrutture sta mettendo a rischio la potenzialità di grandi città. La TAV è un intervento che deve essere completato per migliorarne la competitività». E quando si parla di servizi l’argomento si sposta sul fattore turismo e con esso su quello culturale. È di questi giorni la decisione del ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli di abolire le domeniche gratuite ai musei statali, un provvedimento introdotto dal predecessore Dario Franceschini. «È un grave errore perché l’esperienza dei musei gratuiti è stato un grande successo, ha permesso a tanta gente di vivere le bellezze del patrimonio italiano e di allargare tanto la partecipazione consapevole. Questa città ci dice tante cose di quanto il patrimonio artistico-culturale possa essere cruciale per lo sviluppo di un territorio».

L’argomento principale della serata è stata comunque l’affermazione del ministro veronese Lorenzo Fontana che in giornata ha proposto l’abolizione della legge Mancino introdotta nel 1993 per punire chi diffonde idee razziali o incita alla violenza. «Il governo dovrebbe occuparsi delle questioni concrete che interessano agli italiani invece vediamo ogni giorno provocazioni che non servono all’Italia e spostano l’attenzione in maniera pericolosa. Si occupassero veramente delle questioni che contano che sono quelle del lavoro, delle imprese, dello sviluppo e ci dicessero veramente cosa vogliono fare». Poi l’ultima stoccata a Fontana: «Si dovrebbe dimettere perché un ministro della Repubblica che giura sulla Costituzione e poi si permette provocazioni del genere non è adeguato».