L’era delle (false) partite Iva a Verona

Otto veronesi su dieci, nel primo semestre dell’anno, si sono rivolti ad un commercialista per aprire una posizione, «costretti dalle aziende che altrimenti non li assumerebbero» denuncia la Cisl.

Altra statistica, (quella della Spi Cigl Veneto) altri dolori: un veronese su quattro vive con 1.000 euro netti al mese. Se si mettono insieme entrambi i dati emersi recentemente la fotografia restituisce una città molto lontana dal panorama roseo sempre raccontato.

LA FINANZIARIA DEL 2019

IL REGIME FORFETTARIO E QUELLO CHE NE CONSEGUE

Nei primi sei mesi dell’anno si sono registrate seimila nuove aperture in provincia, mille al mese, trenta al giorno. Di certo ha giocato un ruolo il sistema forfettario introdotto dalla Finanziaria 2019 che ferma la tassazione al 15% e garantisce una gestione relativamente semplice. Il 9,1% delle nuove partite iva riguarda il capitolo edilizia. Persone senza contratto e senza tutele che lavorano in un comparto dove gli infortuni sono cronaca purtroppo quotidiana.

CRESCE L’OCCUPAZIONE, PERCHÈ CRESCE IL PRECARIATO?

Stando all’analisi del Sole24Oore «la crescita dell’occupazione sembra essersi concentrata nei settori che richiedono un’occupazione part-time e a più bassa qualifica», confermando un cambiamento radicale della nostra economia. Un esempio? In Italia, si è passati da 1,2 a 2,7 milioni di part-time involontari, cioè lavoratori impiegati solo parzialmente contro la loro volontà. Sono cresciuti in dieci anni del 131 per cento. Ma come stanno le aziende? Il tessuto veronese come quello veneto è la galassia delle Pmi. Tra Ral, tredicesima, quattordicesima, Tfr, alle piccole-medie imprese un dipendente costa il doppio dello stipendio in busta.

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