Le feste di compleanno e la fatica titanica che si portano dietro

Eccolo lì, nell’armadietto della materna, un biglietto di invito ad una festa di compleanno. Sul momento ne sono onorata e penso, orgogliosa, tra me e me «mia figlia deve essere proprio una tipa simpatica». Poi, mi giro e vedo che ce l’hanno tutti e che l’evento si terrà l’unico giorno in cui avevo programmato qualcosa di speciale

 C’È CHI FESTEGGIA in casa, grande o piccola che sia, chi al parco giochi se il tempo lo permette, chi in piscina, chi in una sala giochi gigantesca con animazione, clown e, chi più ne ha più ne metta. Chi in palestra con corsi ad hoc, chi alla fattoria didattica, chi a Gardaland – un must per noi veronesi – insomma c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Una volta, in uno di questi paesi dei balocchi, ho praticamente perso la mia figlia più piccola perché si era infilata nel gonfiabile a forma di castello. Questi amati gonfiabili, si sa, sono blindatissimi ai genitori, tanto che solo pregando alcuni scalmanati bimbi, siamo riusciti a farcela portare fuori in braccio, fra urla e gocce di sudore. Lì dentro i bimbi si trasformano, diventano come i predatori di Zootropolis (avete presente il signor Otterton, la lontra scomparsa? Se sì, capirete che non è stato semplice).

Finora siamo stati molto fortunati e le abbiamo provate un po’ tutte. Tuttavia abbiamo mantenuto un profilo basso, azzardando solo feste al parco giochi con “saletta salvataggio” della parrocchia in caso di pioggia. Anche perché, diciamoci la verità, sono una bella spesa per una famiglia, magari con più figli. E pure una bella fonte di stress. Non ci tengo ed essere eletta la mamma che fa la miglior torta al cioccolato del mondo, a quattro piani, con le principesse Disney o i Pj Mask ma un party è un party. E se poi arrivasse Jovanotti a chiedere «È qui la festa?», non potrei certo deluderlo.

Rispetto al passato, ammettiamolo, noi genitori tendiamo un po’ ad esagerare. Si stava meglio quando si stava peggio: sì, l’ho detto perché è cosi che la penso. Ricordo con così tanta gioia compleanni semplicissimi, a casa (sono nata in autunno), con i miei amici, cugini, non necessariamente il mondo intero, il gioco delle sedie, le classiche candeline senza fuochi d’artificio e poi nonni, zii, tutti che tiravano le orecchie. Adesso non si usa nemmeno più.

Ma almeno tre certezze positive ci sono nel nuovo panorama dei festeggiamenti. Primo: se avete figli nati d’estate, non temete, potrete festeggiarlo anche due mesi dopo, al rientro a scuola. Secondo: ormai è uso comune avere birrette fresche pronte per i papà ma, soprattutto, per le mamme che troppo spesso si sovraccaricano fisicamente e mentalmente per far sì che sia tutto perfetto. Infine, terzo: al posto dei regali si può fare beneficenza.