L’arte di cucirsi i sogni

Sarto e barbiere di Cazzano, è un’istituzione nella zona. Lo conoscono tutti grazie ai lunghi anni dedicati al lavoro nella sua casa-laboratorio ma anche per quella sua gentilezza antica.

CI SONO STORIE CHE si scoprono casualmente, magari bussando alla porta del vicino di casa che ancora non si conosce, e tra un sorriso e una cortesia salta fuori il racconto della sua vita, con dettagli unici e ricchi di storia. È il caso di Mario Contri, classe 1925, nato e ancora abitante a Cazzano di Tramigna, in piazza Matteotti. Il padre Emilio e il nonno Alfonso gli hanno insegnato l’arte della sartoria, mestiere oggi desueto, che richiede manualità ed estro per poter confezionare vestiti su misura. Dopo la quinta elementare entra subito nel mondo del lavoro e inizia a lavorare nella sua casa-laboratorio.

A 14 anni, approda nel negozio di un lontano cugino sarto di Crotone, in via Stella a Verona. A 17 anni entra come militare nell’esercito nazionale repubblicano e, per evitare di essere deportato in Germania, inizia a lavorare come sarto proprio alle dipendenze dei tedeschi, stanziati alla Musella di San Martino Buon Albergo, grazie a un capitano, fidanzato con una ragazza di Cazzano. Gli capita anche di confezionare la divisa del generale Rommel, la Volpe del deserto, (noto braccio destro di Hitler, ndr): «Non conoscevo la lingua, ma i lavori erano sempre diretti da un sarto tedesco di Berlino che sapeva farsi capire lo stesso e mi chiamava “Schneiderin”, che vuol dire sarto», spiega Mario.

Nel 1943, con l’annuncio dell’arrivo degli americani, parte con il sarto Sandro, suo compagno di avventure, in abiti civili; si nasconde nei campi, getta via l’uniforme, e riesce ad arrivare sano e salvo nella sua Cazzano. «Mamma Lina, sentendo la notizia delle bombe cadute su Ponte delle Navi, era molto preoccupata per me, ma quando arrivai a casa fu per tutti una grande emozione. Dopo cinque anni dal mio ritorno, ebbi una grande sorpresa: quel Capitano che tanto mi aveva aiutato, arrivò casualmente alla mia porta per farsi confezionare un vestito e quando mi riconobbe mi abbracciò forte», racconta il sarto-barbiere.

NEL DOPOGUERRA, QUANDO IL PADRE EMILIO diventa il primo sindaco di Cazzano della Democrazia Cristiana, comincia a lavorare anche per degli industriali di Milano, che aprono un loro laboratorio sartoriale in fondo al suo paese. «Ho lavorato per 15 anni, girando anche nelle altre sedi presenti nel Veneto, soprattutto a Cavarzere. Allo stesso tempo, ho continuato ad esercitare nella mia casa, dove potevo confezionare abiti applicando la creatività e tagliando barbe e capelli. Ancora oggi, a quasi 94 anni, qualcuno viene a bussarmi alla porta perché non si fida a cambiare barbiere», conclude Mario.

Il figlio Severino ammira ogni aspetto del padre «Ha sempre saputo adattarsi ad ogni situazione ed è

proprio il modello di uomo che vorrei imparare ad essere. Perché ha saputo essere scaltro e spontaneo; infatti, dentro, è

ancora quel ragazzino che amava circondarsi di persone (e soprattutto di donne, suo punto debole!) e che ha anche cominciato, anni fa, a ballare. L’esperienza alla Musella è stata per lui molto importante dal punto di vista professionale e relazionale. Gli è molto dispiaciuto andarsene». Mario è proprio così, un «attacca bottone» gentile e spensierato.

Mostra a tutti la poltrona da barbiere, gli specchi grandi e, così facendo, ci fa tornare indietro nel tempo. Sembra quasi di rivederlo giovane solcare la porta arrabbiato dopo che i coetanei gli hanno urlato «Mario insaona!» (Mario insapona, ndr). E se per il padre Emilio «una buona insaponata è già mezza barba tagliata», per Mario quel mondo, tra vestiti e clienti, è già più di mezza vita assaporata.