L’allarme dell’Oms: “Carne lavorata è cancerogena”. Cosa c’è da sapere.

La nota dell’Oms, rilasciata nei giorni scorsi, sta già avendo pesanti ricadute sui consumi degli italiani. Ma cosa c’è da sapere sull’allarme dell’IARC? La parola agli esperti.

L’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’OMS ha recentemente rilasciato una nota in cui spiega come le carni lavorate come wurstel, pancetta ma anche prosciutti, salsicce, carne in scatola, secca o preparati a base di sughi di carne sarebbero “cancerogene” e vanno quindi  inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta, tra altre sostanze come il fumo e il benzene. Meno a rischio le carni rosse non lavorate, che sono comunque state inserite nel gruppo 2A, tra le sostanze “probabilmente cancerogene”.

Lo studio, frutto del lavoro di 22 esperti provenienti da 10 paesi diversi, ha già provocato duri contraccolpi sull’economia nostrana. Secondo i dati di Confesercenti, infatti, a solo un giorno di distanza dal diktat “le vendite sono calate di circa il 20% nelle macellerie tradizionali”. Ad affermarlo è il presidente Gian Paolo Angelotti, che aggiunge «In questo momento regna una grande confusione: la gente è spaesata e confusa e chiede spiegazioni proprio ai commercianti». Angelotti sottolinea anche che «non possono essere sempre e comunque i macellai a metterci la faccia come quando scoppiò il caso della mucca pazza. Ci vogliono sicurezze alimentari che vanno ben oltre».

Della stessa opinione anche Roberto Monclavo, presidente di Coldiretti: «Nel nostro Paese i modelli di consumo della carne si collocano perfettamente all’interno della Dieta Mediterranea che, fondata su una alimentazione basata su prodotti locali, stagionali, freschi, è il segreto alla base dei primati di longevità degli italiani, con 84,6 anni per le donne e i 79,8 anni per gli uomini. Le carni Made in Italy sono – sottolinea la Coldiretti – più sane, perché magre, non trattate con ormoni».

Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona, smorza l’allarme sui rischi cancerogeni legati al consumo di carne rossa e insaccati rimbalzati sui media dopo la pubblicazione dello studio Iarc e le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Spiega Ferrarese: «Lo studio indica il consumo di 100 grammi al giorno per la carne rossa e 50 grammi al giorno per quella trasformata come condizione per un aumento, comunque modesto, del rischio alimentare. Numeri molto lontani a quelli del nostro Paese. Inoltre le carni prese in esame sono diverse da quelle italiane e venete perché diverse sono le razze, come diversi sono l’alimentazione animale, i metodi di allevamento e l’età della macellazione, che fanno sì che la nostra carne abbia caratteristiche nutrizionali e contenutistiche differenti come una percentuale di grasso molto inferiore. Alcuni studi dimostrano che le nostre carni hanno una composizione chimica dove il rapporto fra i grassi saturi e insaturi è migliore. Qualche allevamento utilizza nell’alimentazione dei bovini anche degli antiossidanti,  che aumentano in modo considerevole la percentuale di Omega 3 nella carne».

Rincara la dose Michele Pedrini, presidente di Cia Verona, che afferma: «Si sta facendo dell’inutile e dannoso allarmismo perché in Italia il consumo di carne rossa è di molto inferiore alle quantità definite come potenzialmente cancerogene secondo lo studio dell’IARC. Ricordiamoci, inoltre, che la nostra carne è un prodotto di qualità, sottoposto a rigide normative e controlli sulla tracciabilità. Nulla a che fare con la carne rossa gonfia di estrogeni e additivi che caratterizza la produzione Oltreoceano»