La storia di Moussa che dopo Costagrande si è trovato un lavoro

Ha 29 anni e il suo italiano è chiaro. Dalla Costa d’Avorio è arrivato in Sicilia nel 2016, da lì è stato “smistato” a Costagrande fino a due mesi fa quando è uscito. Ora abita a Lugo nel Comune di Grezzana. Dal lunedì al venerdì (“ma quando serve anche il sabato mattina”) lavora in un’azienda del luogo come operaio. Ha un contratto. Vero, normale. E quindi paga l’affitto per l’appartamento che divide con altri due suoi coetanei (entrambi assunti in imprese della zona). Quando stava nel Cas sulle colline di Avesa è stato uno dei richiedenti asilo che ha partecipato al programma di lavori socialmente utili organizzato dal Comune di Grezzana. Lì, mentre sistemava strade o tagliava erbacce, ha conosciuto un amico, Ilario Bombieri.

All’inizio Moussa non la voleva fare questa intervista, affranto, com’era, da quel che ha letto nell’ultimo ricorso per la sua richiesta di asilo. Le sue speranze sono diventate brevi, non possono posarsi su alcun progetto finché non arriverà un altro esito, questa volta definitivo, dell’appello. Parlarne con i giornali, lo sa, non cambierà le cose, non modificherà di un millimetro la scelta finale del giudice. Ma serve una versione parallela alla narrazione univoca che sembra imperare: consegnare la sua storia, per questo ventinovenne della Costa D’Avorio, vuol dire semplicemente far capire che “siamo persone, e come tutti, alcuni sono furbi, altri, invece, sono gentili”.

Gentili, ma anche impegnati. Soprattutto in quel processo – sempre e per forza attivo – dell’integrazione. Moussa c’è sempre andato ai corsi organizzati dalla cooperativa Tinlè che ha gestito per anni l’aspetto di mediazione socio-linguistica culturale del centro di Avesa. Servizi poco conosciuti – che esulano dalla mera erogazione del vitto e dell’alloggio – volti a creare veri ponti con il tessuto locale. Tirocini professionali, formazione scolastica: un programma di accoglienza che con il decreto sicurezza viene reciso un aspetto dopo l’altro (fatale, il ridimensionamento dei fondi alle cooperative da 35 euro ad un massimo di 19/26 euro a richiedente). Per lui quel “ponte” ha voluto dire integrarsi, partendo dai lavori socialmente utili per arrivare ad una reale, tangibile assunzione.

Ha significato anche trovare un amico. Moussa è uno dei pochi con la carta di identità perché, anche grazie a Ilario Bombieri, che è, tra l’altro, consigliere del Comune di Grezzana, è riuscito a farla in tempo, ovvero prima che il decreto sicurezza vietasse l’iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo (con le conseguenze che è facile ipotizzare, ovvero più irregolari – l’Istituto per gli studi di politica internazionale stima attorno ai 140 mila in più-). 

 

Guarda il servizio: