Il silenzio è già mafia. La vita di Paolo Borrometi, minacciato da Cosa Nostra

Doveva essere lui quel morto ogni tanto ("per dare una calmata a tutti") che troneggia come titolo sulla copertina del suo libro. Minacciato di morte dalla mafia per le sue inchieste accurate e quindi "scomode", il giornalista Paolo Borrometi oggi, ospite del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, al Cattolica Center ha presentato il suo…

Doveva essere lui quel morto ogni tanto (“per dare una calmata a tutti”) che troneggia come titolo sulla copertina del suo libro. Minacciato di morte dalla mafia per le sue inchieste accurate e quindi “scomode”, il giornalista Paolo Borrometi oggi, ospite del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, al Cattolica Center ha presentato il suo libro (“Un morto ogni tanto“) che dà la misura della sua vita saccheggiata dalle intimidazioni di Cosa Nostra.

Dal 2013 i suoi giorni sono tutto uno stare in allerta. L’anno successivo, dopo aver inventariato minacce e un’aggressione, gli hanno dato la scorta. L’ultimo terrore, in ordine di tempo, è il progetto di assassinarlo lo scorso aprile, che è stato sventato dai carabinieri grazie ad alcune intercettazioni. L’operazione ha portato all’arresto di 4 persone. Il giornalista siciliano, nato nel 1983 a Ragusa, collaboratore dell’AGI ora assunto a Tv2000, sul suo sito indipendente La Spia.it non si è mai risparmiato: le sue inchieste hanno indagato i volti nascosti del siracusano e ragusano (come l’azienda commissariata per mafia Italgas, i trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, la  “via della droga”, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provinca di Ragusa e via così).

Esempio vivente del fatto che “la legalità non è un concetto astratto”, nell’aprile del 2014 Borrometi è stato aggredito da uomini incappucciati che gli hanno ferito in modo grave una spalla. Trasferito da Ragusa a Roma con la consapevolezza che “le condanne di Cosa Nostra non cadono mai in prescrizione, e io ne ho 5 da 4 clan diversi”, ha continuato a fare il suo lavoro con un coraggio quotidiano dai tratti straordinari.  “Lo sai che ti dico? Ogni tanto un murticeddu (un morto ndr) vedi che serve… Per dare una calmata a tutti. C’è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli”. “Un morto ogni tanto”, il titolo del suo libro Borrometi l’ha preso dalla geografia di minacce intercettate quest’anno, nelle quali era chiara l’intenzione della mafia siciliana di ucciderlo facendo saltare in aria lui e la sua scorta con una bomba. “Un’eclatante azione omicidiaria” così l’ha chiamata il Gip Giuliana Sammartino dopo che le indagini hanno portato al clan catanese dei Cappello (al quale era stato commissionato l’assassinio per conto del boss Salvatore Giuliano attivo nel business  delle agromafie).

IL CONVEGNO. Al tavolo dei relatori, questo pomeriggio nella sede del Cattolica Center, dopo i saluti di Luigi Gaetti, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, hanno raccontato come la “legalità sia l’unica strada per essere liberi” Giuseppe Antoci, già Presidente del Parco dei Nebrodi Domenico Cuttaia, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura; Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico – Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie.

 

Guarda l’intervista a Paolo Borrometi con Giuseppe Antoci, già Presidente del Parco dei Nebrodi : 

 

 

 

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