Il pediatra, ovvero, la nostra salvezza

È recente la notizia di un pediatra della provincia di Verona, denunciato perché disertava l’ambulatorio e non rispondeva mai al telefono. Come può essere possibile vi chiederete? Eppure succede. Non oso immaginare i disagi procurati a tutti i suoi piccoli pazienti e alle loro famiglie. Perché quando sta male un bambino, sta male il mondo intero.

Fortunatamente la nostra pediatra è molto presente, in gamba, tecnologica e, soprattutto, a differenza di molti, compila sempre il famoso libretto giallo che ogni mamma conserva nello scaffale più comodo della casa, visto, ahimè, l’uso considerevole che se ne fa nei primi anni di vita di ogni bimbo. È stata lei stessa a provvedere all’apertura del nostro Fascicolo Sanitario Elettronico Regionale, indispensabile per usufruire dei servizi di Sanità a km zero, attivi dallo scorso settembre. All’interno della relativa app, oltre ad alcuni documenti come analisi e referti, trovi tutte le tue ricette così da poter ritirare i medicinali prescritti in ogni farmacia del Veneto, senza il bisogno della versione cartacea ma esibendo semplicemente la tessera sanitaria. Personalmente, lo uso spesso per le mie piccole, con grande felicità e soddisfazione.

Non so voi ma solitamente, per prenotare una visita dal pediatra, è necessario chiamare dalle otto alle nove del mattino. Trovare occupato è la prassi, non vi dico poi il lunedì. È una vera e propria maratona per noi genitori ma mio marito è ormai un carro armato, non molla per nessun motivo e alla fine riesce sempre a fissarci un appuntamento (grazie!). D’altronde questo inverno è stato così difficile: classi decimate, scuole quasi vuote, ambulatori sovraffollati. Ecco, il problema più grande per me è proprio la sala d’aspetto dell’ambulatorio. Mi terrorizza, in particolare quando vado dalla pediatra solamente per il bilancio della salute e mi trovo di fronte bambini pieni di macchie, tosse, moccoli e mi chiedo (maledicendomi): ma proprio oggi dovevi portarle? Di fatto, per evitare contagi, vorrei che le mie figlie non giocassero mai con gli altri bambini presenti e che si tenessero alla larga anche da giochi e libretti vari, zeppi di batteri visibili ad occhi nudo. Inoltre è qui che rischi di incontrare mamme un po’ di tutti i tipi: le “sotuttoio” che al solo sguardo capiscono se hai preso lo streptococco o meno, altre che sorridono a trentasei denti perché, con la scusa di ritirare solo una carta, vogliono passarti davanti e le zombie, sfinite da giorni infiniti di malattia, chiuse in casa da ormai troppo tempo. Come le capisco. Un unico interrogativo mi resta: quando si formerà definitivamente questo benedetto sistema immunitario?

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