Il mondo del vino si fa (ancora) più rosa

L’associazione si chiama “Donne della Vite” e attorno ad essa ruotano coltivatrici, ricercatrici, agronome, produttrici, enologhe, sommelier, ristoratrici, enotecarie e giornaliste. Tante professioniste legate al mondo della vite. Rappresentante veronese dell’associazione, e per giunta vicepresidente, Clementina Palese che con una travolgente passione e con altrettanta convinzione ci fa scoprire da vicino i tratti essenziali della filiera vitivinicola, aprendoci le porte della sua realtà associativa.

Quando è nata l’associazione e quale la sua mission?

Abbiamo dato vita a “Donne della Vite” il 15 ottobre del 2015 a Montecalvo Versiggia  (PV), con lo scopo di promuovere e valorizzare il ruolo femminile nel mondo vitivinicolo e fungere da punto di riferimento e aggregazione per le operatrici di questo settore, favorendone al contempo l’incontro col pubblico finale. Il tutto con una visione ampia, nuova e articolata, che coinvolga attività culturali, formative e divulgative.

A chi si rivolge?

A tutte le donne del settore vitivinicolo dalla terra (la vite appunto) al consumo senza tralasciare nessuna persona che fa parte di questa filiera; si rivolge alle agronome, ma anche a ricercatrici, tecniche, giornaliste, enologhe, trattoriste, agenti commerciali, direttori, operatrici agricole, ecc. E non sono esclusi gli uomini.

Quali le caratteristiche principali?

Mi piace richiamare all’attenzione il nostro manifesto che racchiude attorno a tre parole principi e attività dell’associazione: Etica, Estetica e Bellezza. Queste a nostro avviso, le caratteristiche essenziali, ma spesso sottovalutate, della filiera vitivinicola che tutti dovrebbero ricercare e far emergere.

Un percorso professionale il suo che ruota da sempre, più o meno vicino, al mondo del vino?

Da sempre sono divisa tra una creatività che mi fa volare e una razionalità che mi tiene per terra. Dopo gli studi fatti alla facoltà di agraria e i venticinque anni nella redazione de L’Informatore Agrario, come giornalista professionista con specializzazione principale in viticoltura ho proseguito con varie incursioni in mondi vitivinicoli «reali» grazie a consulenze per ricerche, di comunicazione e pure uffici stampa. A questi si aggiungono un paio di libri e l’appendice sulla qualità degli alimenti per un bel tomo dedicato a ricette di cucina. Dall’aprile del 2015 mi fregio del titolo di ‘HClem’ essendo stata ammessa all’Accademia della Vite e del Vino, quale riconoscimento del mio invecchiamento… Nell’ultimo anno da giornalista freelance ho più tempo per dedicarmi all’Associazione delle Donne dell
a Vite che rappresenta un’opportunità per sintetizzare le mie essenze; la possibilità di ricongiungerle occupandomi, nel campo in cui ho sviluppato le mie professionalità, anche di ciò che forzatamente ho sacrificato a un lavoro molto impegnativo.

 Il Vinitaly ormai è alle porte e per voi sarà un vetrina importante sulla piazza veronese.  A cosa state pensando?

Stiamo organizzando un grande appuntamento al buio, un “happening sperimentale” dal titolo Vino&Paesaggio che si svolgerà durante l’intera durata di Vinitaly presso lo stand delle Donne della Vite (Pad. 10 B/3) individuato come “un nuovo luogo” a significare il punto di vista diverso e trasversale da cui guardare il mondo vitivinicolo, un punto di vista più tipicamente femminile.

Si spieghi meglio?

L’evento guarderà a come sono percepiti e premiati da parte del consumatore il paesaggio viticolo e il rispetto dell’ecosistema che il sistema vitivinicolo è chiamato a conservare e rispettare attraverso pratiche sostenibili. Partner scientifico Crea-Vit, Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano (Treviso), che ha accettato di collaborare al progetto concependo un piano sperimentale ad hoc con i suoi collaboratori.

..E per il futuro dove guardano le “Donne della Vite”?

Il sostegno ricevuto da molti sponsor alla realizzazione di questo progetto ambizioso ci rafforza nella convinzione che i tempi siano maturi per proporre attività culturali, formative e divulgative con modalità nuove e ci incoraggia a proseguire nella costruzione di una ‘rete culturale’ di incontro e crescita a tutto tondo, nella quale generare e condividere anche informazioni professionali, come ad esempio i risultati di sperimentazioni che spesso rimangono nei cassetti dei ricercatori.