Il futuro (non troppo lontano) è nella parità di genere

L’Italia è al 41° posto del Global Gender Gap: meglio dell’anno precedente, ma la strada è ancora lunga. E c’è chi si è già rimboccato le maniche per far sì che le cose cambino (in meglio): intervista a Marisa Mazzi, presidente di Isolina e…, che a Verona si occupa di contrastare la violenza di genere.

Se le parole sono importanti (e sappiamo che lo sono) dovrebbe far riflettere l’espressione, ancora in largo uso nella lingua italiana, “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. La frase sembrerà innocua ai più, ma svela un’interpretazione del mondo che, se qualcuno pensava ormai estinta, resiste ancora ai nostri giorni: le donne, per quanto grandi, arrivano dopo gli uomini, restando dietro, appunto, nascoste.

Oltre vent’anni dopo l’adozione della Piattaforma di Azione di Pechino, ratificato da 189 Paesi nel 1995 con l’obiettivo di ridurre il gap tra i generi, i traguardi raggiunti sono numerosi ma non ancora sufficienti. L’ha ben chiarito anche la direttrice esecutiva dell’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, Phumzile Mlambo-Ngcuka: nessun Paese del mondo ha raggiunto ad oggi una piena uguaglianza tra uomo e donna.

E, forse, ci toccherà aspettare ancora un po’ perché succeda: 118 anni, per essere più precisi. Questo è quanto ha calcolato il World Economic Forum, che ogni anno pubblica una ricerca che quantifica le disparità di genere in vari paesi del mondo, il Global Gender Gap Report.

Il rapporto relativo al 2015 piazza l’Italia al 41° posto. Non male, considerato che l’anno precedente eravamo in 69^ posizione. Ma con uno dei ranking più basso riguardo a parità salariale e partecipazione economica abbiamo poco da festeggiare.

Anche in vista dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, abbiamo voluto affrontare l’argomento da un’angolatura particolare,  facendo due chiacchiere con Marisa Mazzi, presidente dell’associazione Isolina e… che a Verona si occupa di contrastare la violenza sulle donne e il femminicidio.

Isolina e… è nata con un obiettivo tanto nobile quando difficile, dichiarare guerra alla violenza di genere. Ci parli dell’associazione e di cosa si occupa.

Isolina e… è un’associazione di donne e di uomini, costituita a giugno 2013 per contribuire ad affrontare la gravissima emergenza umana, sociale, culturale e politica dovuta al fenomeno dei femminicidi. L’associazione prende il nome da Isolina Canuti, giovane donna veronese uccisa ai primi del ’900 da un capitano dell’esercito perché non rimanesse traccia della sua gravidanza.

Isolina opera su due fronti: da una parte lotta per diffondere una cultura del rispetto della libertà e della vita delle donne che demolisca innanzitutto la violenza contro le donne e tutti gli aspetti della cultura patriarcale che ostacolano la parità tra donne e uomini; dall’altro operiamo “sul campo” per difendere le donne dalla violenza, nella consapevolezza che quando una donna viene offesa tutta la comunità subisce un torto: per questo motivo ci siamo costituiti parte civile nel processo Ciccolini.

La violenza domestica è uno dei fenomeni sommersi per eccellenza: reperire dati al riguardo è particolarmente difficile in Italia. Secondo lei può essere un sintomo di una scarsa attenzione al fenomeno?

In Italia manca un osservatorio nazionale sui dati della violenza di genere, che però sappiamo essere un fenomeno dilagante nel nostro paese, figlio di una cultura che troppo spesso relega le donne in una posizione subalterna: questo è il primo passo verso una violenza sistematica che si traduce, troppe volte, in femminicidio.

Sono però numerose le associazioni e le iniziative, anche nel nostro territorio, che si occupano di assistere donne maltrattate o in situazioni di difficoltà: per esempio il Centro Petra o il Telefono Rosa, con cui abbiamo collaborato in diverse occasioni, hanno fatto e continuano a fare tanto in questo senso.

Isolina e… si occupa in modo particolare di prevenzione: la nostra è una battaglia culturale contro la moltitudine di aspetti che compongono la violenza di genere.

Quali sono le “armi” con cui combattete la vostra battaglia per la promozione dell’uguaglianza? C’è qualche evento in programma dell’8 marzo?

Crediamo fermamente che l’unica soluzione per un mondo più giusto per bambine e ragazze sia l’educazione alla parità e al rispetto delle differenze: per questo lavoriamo con diversi in progetti in tante scuole superiori (ma prevediamo di spostarci anche in scuole primarie).

Tra i vari eventi che abbiamo promosso, l’anno scorso abbiamo proposto la lettura delle lettere scritte da una donna iraniana, Reyḥāneh Jabbāri Malāyeri, condannata a morte per aver ucciso l’uomo che le stava usando violenza. Da questa iniziativa è iniziata una collaborazione con Amnesty International, con cui condividiamo molte battaglie.

Per l’8 marzo di quest’anno, invece, saremo presenti al fianco di Cigl e Udu, l’unione degli studenti di Verona, che organizzano in un Università un ciclo di conferenze dedicate alle conquiste che le donne hanno ottenuto negli ultimi decenni: cade quest’anno il 70° anniversario dell’acquisizione del diritto di voto per le donne. Noi vogliamo ribadire che se è vero che tanti progressi sono stati fatti, ancora tantissimi traguardi sono da raggiungere.

Per questo il 16 marzo saremo al Teatro Fonderia Aperta con “Diritti & Rovesci. La lunga strada delle donne alla conquista del diritto di voto e non solo…” della Compagnia Teatro Fuoritempo. Interverranno Olivia Guaraldo, docente di Filosofia Politica all’Università di Verona, e Valentina Catania, dell’associazione rEsistenze.