I volti delle guerra nella mostra di Medici Senza Frontiere Verona

Mercoledì 6 marzo alle ore 17 alla Scuola di Medicina e Chirurgia si terrà l’inaugurazione della mostra fotografica “L’ospedale di tutte le guerre – The Hospital of all the wars”, un progetto realizzato da Medici Senza Frontiere (MSF), dal fotografo Alessio Mamo e dalla giornalista Marta Bellingreri nell’ospedale di chirurgia ricostruttiva di MSF ad Amman, in Giordania.

All’evento ci saranno gli autori Alessio Mamo ( nel 2018 ha vinto il secondo premio del World Press Photo per la categoria “People”) , Marta Bellingreri e Elda Baggio – docente dell’Università di Verona, chirurgo e operatrice umanitaria di Medici Senza Frontiere con esperienza in contesti di conflitto.

“L’ospedale di tutte le guerre” è una mostra fotografica che attraverso undici storie racconta l’inizio di una nuova vita per altrettante vittime dei conflitti che stanno segnando oggi il Medio Oriente. Dallo Yemen alla Siria, dall’Iraq alla Palestina, centinaia di migliaia di persone hanno perso la vita, altri si sono salvate, o quasi.

Elda Baggio lavora da anni come chirurgo di MSF in diversi paesi come Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, Yemen, Iraq, Gaza, Siria e racconterà la sua esperienza in particolare in contesti di guerra e l’impatto del conflitto sui civili, che perdono tutto dalla propria casa ai legami familiari, costretti a fuggire in altre zone del paese o in quelli limitrofi, la difficoltà dell’accesso alle cure perché il sistema sanitario è completamente al collasso; il rispetto dell’azione umanitaria e dei civili, sempre più messe in discussione, considerando che ospedali, scuole, mercati sono sempre più presi di mira come bersagli.

Elda Baggio

Il programma di chirurgia ricostruttiva di MSF ad Amman, in Giordania è stato avviato nel 2006 in risposta all’elevato numero di vittime della guerra in Iraq e negli anni ha accolto feriti siriani, yemeniti e palestinesi.

Il trattamento completo fornito ai pazienti è una combinazione di chirurgia ricostruttiva, fisioterapia e assistenza psicologica. L’ equipe chirurgica – composta da quattro chirurghi ortopedici, un chirurgo specializzato in maxillofacciale e un chirurgo plastico, di nazionalità irachena e giordana – ha eseguito più di 10.000 interventi a beneficio di circa 5.000 pazienti in dieci anni.

“Il nostro approccio al progetto ci ha portato ad entrare nella vita delle persone che abbiamo incontrato nell’ospedale di Amman. Qualche mese fa abbiamo avuto la fortuna di andare a trovare una delle pazienti fotografate, Manal, una bimba irachena di 12 anni sfigurata in viso, che sta meglio grazie al lavoro scrupoloso dei medici e non è più costretta ad indossare la maschera protettiva che doveva portare per circa 4 ore al giorno.

Nella foto invece si vede Amal. Con ago e filo in mano, Amal, 23 anni, è felice di rievocare i tempi in cui lavorava come sarta nella sua città natale, Kirkuk, in Iraq. A soli 10 anni si divertiva a imitare curiosamente il lavoro a maglia di sua madre
Fakhriyya, e ora è più brava di lei. Ma un giorno, nel 2014: “Ero nel suq con mia nonna quando è esplosa
un’autobomba. Stavo bruciando e ho provato a spegnere il fuoco sul mio petto, così mi sono bruciata
terribilmente le mani. Quando sono arrivata all’ospedale di MSF, avevo il collo attaccato al torace”. Tuttavia,
dopo diversi interventi di chirurgia plastica, con l’escissione delle cicatrici e un’intensa fisioterapia, ora può
muovere di nuovo il torace e il collo e usare le mani per lavorare a maglia. “Dopo l’esplosione, non riuscivo a
dormire e nemmeno a bere acqua. Mio figlio non riusciva nemmeno a riconoscermi. Senti che hai bisogno di
grattarti e non puoi. È stato molto difficile sopportare le ustioni”. Oggi il dolore è più lieve, dice, felice di poter
cucire un vestito per la sua cuginetta in Iraq.

Non a caso il sottotitolo della mostra è “Back to Life” perché non  si vogliono mostrare solo le ferite dei pazienti negli scatti in bianco e nero ma, soprattutto, il ritorno alla loro vita normale, attraverso la foto a colori. “Come ci diceva uno dei chirurghi ad Amman: ‘impieghiamo ore a ricostruire un mignolo, mentre in pochi secondi una sola bomba distrugge tante vite’. Ma per MSF la cura della persona nella sua interezza è totale, ed ogni vita vale come tutta l’umanità” raccontano Alessio Mamo e Marta Bellingreri.

La mostra sarà visitabile fino a venerdì 22 marzo; da domenica 24 marzo a venerdì 5 aprile si sposterà in Biblioteca A. Frinzi in Via San Francesco, 20. Ingresso libero durante gli orari di apertura delle strutture didattiche.

L’iniziativa, a cura di Medici Senza Frontiere, è promossa dall’Università di Verona e dal Sistema bibliotecario di ateneo in collaborazione con il SISM Verona e Studenti Senza Frontiere – Verona.