Gli alberghi e i b&b veronesi sono stati per mesi in un limbo burocratico

Oltre 200 alberghi e bed&breakfast scaligeri da fine marzo 2018 sono svaniti. O meglio, per la Provincia e per la Regione erano chiusi, con tanto di serrande abbassate. Nella realtà, erano apertissimi come potevano confermare ogni giorno i Comuni. Le strutture ricettive risultavano “non classificate” perché non avevano fatto domanda di rinnovo (entro il 31 marzo 2018). Le loro licenze erano formalmente decadute (con tutta la batteria burocratica di conseguenze) ma molti titolari neanche lo sapevano.

Compito del Comune era dare corso effettivo all’indicazione regionale (è del 4 luglio scorso la determinazione nr 2251 dove la Provincia chiede di provvedere alle chiusure) e, nella pratica, mettere fine, uno ad uno, agli alberghi e i b&b non in regola. Molti sindaci, consapevoli del danno al tessuto territoriale, hanno deciso di non procedere: hanno, invece, firmato una petizione indirizzata alla Regione per chiedere di “valutare la riapertura del termine scaduto”. All’inizio di ottobre hanno mandato questa lettera-petizione all’assessore regionale al Turismo Federico Caner. Un appello per chiedere più tempo e per permettere quindi a tutti i titolari di regolarizzare la loro posizione. Capitanati dal sindaco di Selva di Progno, i primi cittadini di Bosco Chiesanuova, Sant’Anna D’Alfaedo, Caprino Veronese, Roverè Veronese, San Mauro di Saline, Tregnago e San Bonifacio hanno firmato la lettera rimasta però, fino al 5 dicembre, inascoltata.

Gli albergatori erano attoniti, divisi tra disperazione e frustrazione. Erano questi gli effetti “della pedissequa applicazione della normativa regionale (legge n.11, 2013, ndr)” come si legge nella lettera dei sindaci. 223 strutture in totale, piccole realtà del tessuto alberghiero veronese, chiuse dall’oggi al domani, anche se perfettamente in salute. 36 alberghi, 35 alloggi turistici, 2 case per vacanze, 32 unità abitative ammobiliate e 118 b&b che, non avendo osservato la scadenza del 31 marzo 2018 per regolarizzare la loro posizione (scadenza peraltro non adeguatamente comunicata, stando ai sindaci e agli albergatori stessi, visti gli effetti drastici e perentori che comportava la sua non osservanza) dovevano chiudere bottega.

A seguito anche di una segnalazione della nostra testata, il nuovo presidente della Provincia, Manuel Scalzotto, ha portato, assieme all’Upi, la questione in Regione. Mercoledì 5 dicembre, è stato approvato l’emendamento dei consiglieri Montagnoli e Valdegamberi che scioglie la nebbia burocratica e proroga al 31 marzo 2019 la scadenza per la presentazione della domanda di classificazione.

 

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LA CLASSIFICAZIONE, IN BREVE. In principio fu la legge regionale 11/2013 che, (all’articolo 50 comma 6 bis), dava un colpo di spugna al metodo e ai parametri della classificazione alberghiera applicata fino a quel momento, (“strutture ricettive già classificate alla data di entrata in vigore della presente legge (luglio 2013) e le sedi congressuali già esistenti alla stessa data, devono ottenere la nuova classificazione decorso inutilmente tale termine, il comune competente, su segnalazione della provincia, procede alla chiusura delle strutture ricettive o sedi congressuali non classificate ai sensi della presente legge”).  Nella legge regionale si era dunque ridisegnato il quadro normativo per il turismo e l’industria turistica regionale ma, come fanno notare nella loro lettera-petizione i sindaci, non era menzionata la data limite del 31 marzo 2018. Prima del 2013 una struttura ricettiva aveva l’obbligo di presentare domanda di classificazione ogni 5 anni: una sorta di tagliando per la realtà alberghiera che veniva “controllata” dalla Provincia in merito ai requisiti strutturali e di arredo in relazione alle stelle assegnate ecc. Molti alberghi, credendo di essere ancora nel quinquennio e quindi in regola, non hanno provveduto a fare richiesta per la nuova classificazione che, invece, come da normativa, tutte le realtà ricettive, a prescindere dalle classificazioni fatte o in essere, dovevano ottenere.