Fontana sarà il nuovo ministro per gli Affari Ue, cosa ne pensate?

Le dimissioni, l’8 marzo scorso, di Paolo Savona (ora alla Consob) hanno lasciato campo libero al ministro veronese. Da anni “piede” salviniano in Veneto, ormai è il consolidato, quanto fedelissimo, braccio destro del vicepremier nonché, secondo fonti interne, autore della svolta sovranista della Lega in Europa. Fu lui a iniziare, cinque anni fa, il dialogo con Marine Le Pen. Conte: «Giurerà alle 18 in Quirinale». Locatelli prende il ministero della Famiglia.

Vicesindaco Lorenzo Fontana: Politiche della casa, Relazioni internazionali, Fondi UE. Veronesi nel mondo, Politiche demografiche, Smart city e Innovazione tecnologica. Rapporti Unesco

 

Lorenzo Fontana per il post-Savona. Dopo il sì di Conte, è ufficiale. Da ieri il vicepremier Salvini, una volta bocciato il chiacchierato nome dell’ “euroscettico” Alberto Bagnai, spinge perché il ministro veronese vada al dicastero per gli Affari Europei. Battaglie contro Islam e diritti dei gay, il pericolo dell’islamizzazione e le perplessità sull’adesione della Turchia all’Unione: questi i temi del ministro veronese quando faceva il parlamentare a Bruxelles. L’ex eurodeputato della Lega, lo ricorderete, è stato anche vice sindaco a Verona con alcune deleghe come politiche della casa, relazioni internazionali, fondi UE, veronesi nel mondo, politiche demografiche, smart city e innovazione tecnologica, rapporti UNESCO. A giugno 2018 Fontana si è dimesso dalla carica. Come ministro della Famiglia è spesso finito agli onori della cronaca per le sue posizioni integraliste sui migranti e sui i diritti degli omosessuali. Un tempo sul suo profilo Twitter si definiva “veronese e cattolico”, ora ha modificato la bio in un più formale “Vicesegretario federale della Lega e Ministro per la Famiglia e le Disabilità”. È considerato uno degli esponenti più a destra di questo esecutivo. È stato molto criticato per le dichiarazioni su aborto e famiglie arcobaleno, alcune rilasciate subito, all’indomani della sua nomina a ministro, altre durante il Congresso delle Famiglie a Verona lo scorso fine marzo.

LE PAROLE DEL PREMIER CONTE
«Oggi ci sono due nuovi ministri. Siamo d’accordo con il presidente della Repubblica: alle 18 giureranno al Quirinale avremo il ministro Lorenzo Fontana che andrà agli Affari Europei e Alessandra Locatelli, attualmente alla Camera dei Deputati, che avrà le deleghe per Famiglia». Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte arrivando a Montecitorio per la relazione annuale dell’Inps. «Si tratta di uno spostamento con l’acquisizione di un nuovo ministro nella compagine governativa di cui completiamo l’assetto e potremo così proseguire l’attività di governo» ha aggiunto.

LE PAROLE DI LORENZO FONTANA

«Penso che la prima cosa è capire come si stia strutturando la Commissione, ci sarà da fare un dialogo profondo con tutti i paesi per capire quale sarà la maggioranza. A me piacerebbe già che non si parlasse più di cordone sanitario perché la ritengo una cosa insultante per il nostro Paese. La cosa giusta da fare da parte di chi governerà la Ue è ascoltare». Queste le parole a caldo di Lorenzo Fontana appena nominato ministro degli Affari Europei, a margine di un evento. «Dobbiamo vedere se c’è la possibilità di non considerarci un paese di serie B».

COSA DEVE FARE UN MINISTRO PER GLI AFFARI EUROPEI?
Seguire il Premier ovunque in tutti i consessi europei necessari. Quindi per il Viminale, ovvero per Salvini, significa avere il suo braccio destro, fedelissimo leghista, a presidiare la posizione italiana in Ue. Dopo il 26 maggio e l’importante risultato della Lega alle Europee, il Carroccio mirava a ridisegnare i pesi in seno alla maggioranza gialloverde.

LE POLEMICHE QUANDO ERA IN UE
Già parlamentare europeo, Fontana quando era relatore per il suo gruppo e rappresentava in Europa la voce della Lega sulla riforma del regolamento di Dublino, pur avendo promosso alcuni emendamenti «non ha partecipato a nessuna delle riunioni di negoziato» attaccava, l’anno scorso, Elly Schlein, europarlamentare di ‘Possibile’ e relatrice per il suo gruppo S&d (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici). E poi, quando si è votato per cambiare la norma che regola le richieste d’asilo, la Lega, proprio quella Lega che doveva applaudire, si è astenuta. «La Lega non ha mai partecipato a nessuna delle 22 riunioni di negoziato che abbiamo svolto nel corso di due anni sulla riforma di Dublino. La riforma, ricordiamolo, è necessaria per cambiare la norma. In base alla quale le persone sono costrette (salvo certi casi) a chiedere l’asilo nel primo Paese dove arrivano. La stessa norma per cui per anni altri Paesi hanno potuto rimandare in Italia migliaia di persone che non volevano tornarci, solo perché sono entrate in Europa dall’Italia» scriveva sui social la Schlein.

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