Fondazione Arena, Bertucco richiama le parti a una maggiore collaborazione

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(Foto di archivio)

Rimane alta la tensione tra la governance della Fondazione Arena e le rappresentanze sindacali dei lavoratori e dei dipendenti. A richiamare all’ordine le parti coinvolte in questa delicata partita in cui ci si gioca gran parte della credibilità della nostra città all’estero, e non solo, è il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco, che ieri mattina ha depositato due richieste al presidente del Consiglio comunale On. Ciro Maschio per incontrare nell’ambito della conferenza dei Capigruppo i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici e il Consiglio di indirizzo di Fondazione Arena.

«Sono preoccupato – dice Bertucco – perché il livello di scontro che si è raggiunto tra il Consiglio di indirizzo e le organizzazioni sindacali rischia di mettere a rischio il futuro della Fondazione stessa. Inoltre, il consiglio comunale di Verona deve essere puntualmente informato su quanto sta accadendo all’interno di FAV, per evitare situazioni già vissute in passato durante la gestione Tosi – Girondini».

Bertucco lamenta anche una scarsa trasparenza dell’ente nei confronti del Comune in quanto avrebbe disatteso tutte le richieste di documentazione presentate dai consiglieri comunali alla stessa Fondazione.

Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune

«In modo particolare ad oggi non sono ancora stati chiariti i rapporti tra la Fondazione Arena e la società Arena di Verona srl (ex Arena Extra), gli emolumenti economici di Gian Marco Mazzi, il fiorire di nuove posizioni dirigenziali – incalza il consigliere di minoranza – Ora dopo l’arrivo del grosso dei soldi della Bray e l’ulteriore dilazione dei pagamenti ai fornitori, è sicuro che Fondazione Arena possa disporre di più comodi margini di manovra da un punto di vista finanziario, resta tuttavia ancora da capire come si intende strutturare tale disponibilità all’interno di un piano di rilancio che ci preservi almeno nel breve termine dal precipitare di nuovo in una situazione di emergenza».

«Arrivati alla fine dell’anno, il famigerato piano di rilancio, già ridenominato “piano industriale”, non è ancora pronto; non si danno risposte sugli precari mentre, d’altra parte, continuano a crescere i costi del management senza alcuna valutazione sulla sua reale produttività». Conclude Michele Bertucco.