Donne e pubblicità: consegnato il “Tapiro Rosa” per la peggior pubblicità sessista

È la ditta Cristanini di Rivoli Veronese ad aggiudicarsi il “Tapiro Rosa” 2016 per la peggior pubblicità lesiva della dignità delle donne: il “premio” è stato consegnato sabato 5 novembre in piazza Bra dalle rappresentanti di  Telefono Rosa Verona, Isolina e…, Prosmedia, SeNonOraQuando, Donne Democratiche, da sempre impegnate contro l’uso di stereotipi di genere nei mass media.

È del marzo 2013 la risoluzione del Parlamento Europeo in merito all’eliminazione degli stereotipi di genere, che in materia di pubblicità e comunicazione auspicava un radicale cambio di rotta, mettendo in luce come «nei mezzi di informazione, nella comunicazione e nella pubblicità la discriminazione di genere continua a essere diffusa e favorisce la trasmissione degli stereotipi di genere, in particolare rappresentando le donne come oggetti sessuali a fini di promozione commerciale».

Ma in terra veronese la lezione sembra non essere stata recepita a dovere. Si veda il triste esempio della recente pubblicità realizzata dalla ditta Cristanini di Rivoli Veronese, che per reclamizzare un macchinario per il diserbo ha scelto di ritrarre una modella in bikini e tacco vertiginoso. La campagna pubblicitaria non è passata inosservata ma, anzi, si è aggiudicata un premio: quello per la peggior pubblicità lesiva della dignità delle donne.

Il “Tapiro Rosa”, ideato da Telefono Rosa Verona, Isolina e…, Prosmedia, SeNonOraQuando, Donne Democratiche, è stato consegnato alla ditta “vincitrice” sabato 5 novembre in Piazza Bra. «Si tratta dell’ennesima pubblicità che sfrutta il corpo femminile per fini commerciali – spiega il collettivo di donne impegnate contro gli stereotipi di genere – Oggetto di desiderio capace di carpire l’attenzione dei lettori maschi, principali target dell’annuncio, il corpo delle donne viene così ancora una volta oggettivato e messo in posa in modo provocante ma anche grottesco, vista l’improbabile accoppiata tacchi alti/lavori di giardinaggio. Riteniamo questa pubblicità offensiva per le donne in quanto non rappresenta una possibile donna “reale” intenta a diserbare il vialetto di casa, ma si serve di un’immagine stereotipata che riproduce e veicola un messaggio sessista e misogino».

Il caso in questione è già stato sottoposto all’attenzione dello IAP, l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, ente privato che in Italia si occupa di regolamentare la comunicazione pubblicitaria e che prevede, in seguito a un protocollo d’intesa con il Dipartimento Pari Opportunità, il monitoraggio e eventualmente l’ingiunzione di desistenza in casi di comunicazione lesiva della dignità della donna.

È Sara Gini, presidente di Telefono Rosa Verona a spiegare come «sia stato ormai riconosciuto al livello di politiche europee, il legame tra violenza sulle donne e immagini di questo tipo in quanto attingono all’immaginario, ancora radicato nella nostra cultura, della donna-oggetto che si può comprare, possedere, picchiare, distruggere».

«Come avvenuto grazie al Tapiro Rosa 2014, consegnato alla ditta Chesini – prosegue Elisa La Paglia, consigliera comunale Pd e rappresentante di SeNonOraQuando – ci auguriamo una rettifica delle scelte in materia di comunicazione commerciale da parte della ditta in questione cui abbiamo mandato una richiesta di incontro per spiegare la nostra analisi, la risposta dell’azienda è stata durissima e di totale chiusura».