DDL Pillon sull’affido condiviso, cosa c’è da sapere

L’analisi sulla proposta di legge del senatore Pillon di Paola Danieli, Psicologa e Psicoterapeuta, che nei giorni scorsi è stata presa di mira per un commento sulla sua pagina Facebook.

È di pochi giorni fa la notizia che il Disegno di Legge in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità, firmato dal Senatore leghista Simone Pillon, è stato depositato alla Camera presso la Commissione Giustizia. La proposta di legge dovrà essere discussa a settembre, ma sta già facendo molto discutere: tra le novità più rilevanti ci sono, per esempio, lo stop dell’assegno di mantenimento e l’introduzione della doppia residenza per i figli.
Abbiamo chiesto un commento riguardo a questa proposta di legge a Paola Danieli, Psicologa e Psicoterapeuta di Bussolengo che da anni si occupa di problematiche legate alle famiglie e di minori. La dottoressa Danieli lo scorso 22 agosto ha condiviso sulla sua pagina Facebook un articolo di Repubblica.it che spiegava le novità introdotte con il DDL Pillon: in poche ore ha ricevuto centinaia di messaggi negativi, a volte anche minacciosi, da parte di utenti ostili che non hanno esitato a esprimere il proprio risentimento. Un’ulteriore prova del fatto che certi argomenti sono particolarmente delicati, soprattutto nel farwest dei social network, e che, proprio per questo motivo, è importante fare chiarezza.
Per molti osservatori, il DDL Pillon è basato su un’idea di famiglia separata poco attuale. Lei è d’accordo? Cosa ne pensa della proposta di legge?
Come ho potuto constatare grazie alla mia esperienza personale (Danieli ha lavorato per anni anche in contesti pubblici, legati alle crisi di coppia, ma anche per il Centro Antiviolenza del Comune di Verona n.d.r.), molte volte c’è una grande difficoltà da parte di alcuni uomini nel gestire la propria paternità. Spesso sono ancora in atto gli schemi classici di divisione dei ruoli all’interno della famiglia e l’educazione dei figli viene rimandata unicamente alla donna. Anche per questo motivo, quando una coppia si separa, gli uomini fanno molta fatica a ritagliarsi un ruolo, anche quotidiano, nei confronti dei figli: generalmente si ritagliano un ruolo più “ricreazionale” per così dire, ma la mia esperienza mi dice che tanti uomini hanno grandi difficoltà a costruire un quotidiano con i figli.
Questo decreto va nella direzione, assolutamente giusta, di dare a mamma e papà la stessa quantità di tempo a disposizione con i figli, che secondo me è il miglior modo per creare una relazione solida tra genitori e bambini. Nella pratica, però, ci sono situazioni in cui la gestione del tempo con i figli diventa problematica, ed è un modo per prolungare situazioni matrimoniali già conflittuali: per esempio può succedere che il padre esiga la stessa quantità di tempo che la madre ha disposizione con i figli, ma poi non sia in grado di gestire la presenza dei bambini e scelga di affidarli alle cure dei nonni. Per cui è difficile dare un parere che senza considerare le diverse situazioni.

Tra le altre cose, nel DDL si legge la proposta dell’obbligo della mediazione per le coppie separate, uno strumento che però sarà a pagamento. Cosa pensa al riguardo?
La proposta di Pillon prevede, appunto, la mediazione, che io consiglio spesso ai miei pazienti: i coniugi si ricavano uno spazio in cui possono trovare un modo per essere genitori. Bisogna considerare, infatti, che anche se i coniugi si separano saranno genitori per tutta la vita. Per questo trovo che la mediazione sia un’ottima opportunità. Però, innanzitutto non può essere calata dall’alto, non può essere imposta ai genitori se non la vogliano, la mediazione perché sia efficace deve essere a base collaborativa e, in secondo luogo, la mediazione ha come condizione fondamentale di partenza che ci sia la possibilità da parte di entrambi i coniugi di esporsi, per cui, per esempio, in una situazione di maltrattamenti non sarebbe possibile; infine, il DDL Pillon prevede una mediazione a pagamento e questo sinceramente non lo trovo giusto, il rischio è che molte coppie non possano permetterselo.

Secondo lei, con l’introduzione di questa proposta di legge il rischio è che più coppie decidano di non separarsi e che quindi molti bambini saranno costretti a vivere in situazioni di conflitto?
Purtroppo sono sempre di più e sempre più difficilmente gestibili le separazioni conflittuali, e questo non può non influire sui figli. Molti credono che questo derivi solo da situazioni più “estreme”, di violenza. In realtà i meccanismi di trauma sono molto più sottili e colpiscono anche i processi di identificazione che inevitabilmente si strutturano nelle relazioni familiari. Sono convinta che i bambini in una situazione conflittuale non stiano mai davvero bene.
Quello delle separazioni conflittuali è un problema trasversale: se una coppia è conflittuale nel matrimonio verosimilmente lo sarà anche nella gestione dei figli. Credo che proprio per questo motivo bisognerebbe mettere a disposizione degli strumenti di gestione dei conflitti coniugali, anche per aiutare i bambini coinvolti in queste situazioni.

Parliamo invece della vicenda che la coinvolge personalmente. Uno suo post a commento del DDL ha visto una quantità di commenti negativi, anche minacciosi, verso la sua persona. Può raccontarci cosa è successo?
Io ho condiviso sulla mia pagina Facebook un articolo di Repubblica in cui si parlava del DDL Pillon e, in particolare, ho commentato una delle proposte – quella che mi ha colpito maggiormente – ovvero l’introduzione della mediazione a pagamento. Nel mio post ho scritto che, secondo me, alcune coppie potrebbero rinunciare alla separazione o al divorzio per ragioni economiche e che quindi i bambini si sarebbero ritrovati a vivere situazioni di eterno conflitto.

Nel giro di poche ore, ho ricevuto circa 270 commenti da persone che mi accusavano di non essere in grado di fare il mio lavoro, o di istigare un qualche tipo di ribellione delle donne. Tra l’altro, accuse del tutto gratuite, perché non ho di sicuro espresso posizioni “estremiste”: io ho lavorato a lungo sia nel centro antiviolenza del Comune sia con uomini separati, per cui conosco bene le difficoltà di queste persone.
Dopo aver letto la maggior parte di questi commenti mi sono sentita anche spaventata dai toni minacciosi di alcuni e ho pensato che forse avrei potuto cancellare il post. Però mi sono rifiutata di farlo, perché le mie parole non erano una dichiarazione di guerra ma un semplice commento a un articolo di un giornale a tiratura nazionale. È stato molto spiacevole, mi sono sentita presa di mira e anche turbata.
Il post ha scatenato la reazione di tantissime persone che, secondo me senza nemmeno leggere quello che io ho scritto, sono partite in questa battaglia online, creando una situazione in cui si esprimeva solo una grande rabbia senza riuscire a trasmettere i contenuti. Domenica ho quindi bannato tutti gli utenti che mi hanno insultato e ho scritto un altro post in cui spiegavo le mie ragioni.

 

Questo il post di replica pubblicato dalla Dott.ssa Danieli la scorsa domenica:

 

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