Dalla Settimana della finanza un campanello d’allarme

Zanini: «Si riparta da Verona. I grandi attori dell’economia locale si siedano subito intorno a un tavolo». Tosi: «Dobbiamo saper trasformare la Riforma delle Popolari in opportunità». Zanetti: «Momento di difficoltà per il sistema finanziario veneto, Verona può fare molto».

Si è tenuta ieri sera, al Palazzo della Gran Guardia, un’edizione straordinaria della Settimana Veronese della Finanza, organizzata da Pantheon in collaborazione con Finval, Innoval, APIndustria Verona, FederManager, Compagnia delle Opere del Veneto e VeronaExpo. Presenti anche il Sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti e il Sindaco Flavio Tosi.

Obiettivo della serata è stato riflettere sulle ripercussioni nel sistema finanziario veronese dei recenti provvedimenti normativi che interessano il settore delle banche Popolari, anche alla luce delle difficoltà che stanno vivendo alcune realtà limitrofe come Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, entrambe costrette ad affrontare importanti aumenti di capitale.

A moderare la serata Matteo Scolari, direttore di Pantheon e Presidente di VeronaExpo, che ha voluto ricordare come l’evento rappresentasse «uno degli impegni che i 45 soci di VeronaExpo hanno assunto con la città nell’ambito della Carta di Verona, un documento ispirato alla Carta di Milano che ha lo scopo di stimolare gli attori del nostro territorio alla ricerca di soluzioni comuni su tematiche come economia, sicurezza, ambiente, legalità e cultura».

«Abbiamo voluto organizzare quest’edizione straordinaria – ha spiegato Germano Zanini, Direttore della Settimana – perché è esattamente questo il momento di dare un forte segnale alla città. Abbiamo tre importanti Istituzioni finanziarie (Fondazione CariVerona, Banco Popolare e Cattolica Assicurazioni) che insieme capitalizzano oltre 8,5 miliardi di euro distribuiti tra circa 250mila soci, molti dei quali veronesi. Un patrimonio che se non si fa nulla rischia di passare in altre mani, probabilmente straniere. La Riforma delle Popolari, infatti, impone a realtà come il Banco Popolare la trasformazione in S.p.A. ma anche l’eliminazione del voto capitario e, dopo 2 anni, del limite del 5% di partecipazione aprendo quindi alla possibilità che un fondo estero, magari di Dubai o cinese, possa acquisire il controllo dell’Istituto. In più, sappiamo che la Banca Popolare di Vicenza, che ha il 15% di Cattolica Assicurazioni, dovrà affrontare un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro, che ripartito tra i 114mila soci ammonta a circa 14mila euro a testa. Chi, in un momento di difficoltà come questo, sarà in grado di mettere sul piatto questi soldi? Forse, ancora una volta, un fondo straniero, che finirebbe così per diventare l’azionista di riferimento anche di Cattolica».

Di qui l’appello di Zanini: «Sentiamo il dovere di suonare la campana, di lanciare un allarme affinché i protagonisti di questi cambiamenti si siedano attorno a un tavolo per trovare soluzioni in grado di tutelare il nostro territorio. Per le aggregazioni si parta innanzitutto da Verona, per poi guardare al Veneto e all’Italia. Con la crisi i veronesi hanno già perso 5 miliardi di capitalizzazione e il 20% delle imprese, non possiamo permetterci di perdere anche questa sfida».

Un invito rilanciato anche dal Sindaco Flavio Tosi: «Ci troviamo a fare i conti con una Riforma che forse poteva essere fatta in tempi e modi diversi, ma ora c’è e dobbiamo saperla trasformare in opportunità, per il Sistema Verona ma anche per la Regione. Alcune realtà a noi vicine sono andate in crisi sia per comportamenti ancora oggetto d’indagine da parte degli organi competenti, sia per la loro forte vicinanza al territorio che le ha portate ad assumersi rischi maggiori. Ma è proprio questa la vocazione delle banche, e non dobbiamo perdere questo radicamento perché è ciò che ha portato Verona ad essere la seconda realtà finanziaria italiana. In un contesto di aggregazioni si va delineando uno scenario lombardo-veneto che può rafforzare la centralità di Verona sia per la sua posizione che per la capacità di investimento. La Fondazione CariVerona avrebbe le risorse per fare da pivot in quest’operazione. Per cogliere grandi sfide come questa occorre però che si creino le giuste condizioni e che si sia capaci di fare sintesi per il bene comune».

Sulle potenzialità di Verona come polo aggregante ha insistito anche il Sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti: «Verona si trova in un contesto veneto che sta vivendo un momento di eccezionale difficoltà ed è nelle condizioni giuste per aiutarlo. La Riforma apre sì scenari di rischio ma anche grandi opportunità: se dovesse prevalere il rischio sarebbe il segno che il sistema precedente era più votato alla protezione di se stesso che non alla crescita. Si aprirà un mare in cui occorrerà dimostrare di saper nuotare: alcune realtà ci arrivano già col salvagente, altre, come quelle veronesi, sono sane e solide. Se Verona saprà fare sistema potrà avere la forza per dare slancio a quel polo bancario veneto che altrimenti rischierebbe di ridursi ad un’aggregazione tra deboli capace di fare poca strada».

Da Zanetti anche un commento agli ultimi dati incoraggianti sull’economia italiana: «I segnali ci sono, non facciamo brutta figura se diciamo che si vede la luce in fondo al tunnel. Certo, dopo sette anni di crisi nella percezione di famiglie e imprese sono meno di niente. Occorreranno almeno 2-3 anni con un tasso di crescita superiore all’1,5% perché si possa toccare con mano la ripresa, ma la direzione è quella giusta».

Appelli a salvaguardare il patrimonio ed il legame con il territorio delle Istituzioni finanziarie veronesi sono giunti anche dalle Associazioni di categoria:

Arturo Alberti/Presidente APIndustria Verona: «Veniamo da una cultura basata più sulla cooperazione che sul porre al primo posto costi e benefici. Pensiamo che togliere il voto capitario non sia una buona soluzione. Forse è anacronistico in un mondo globalizzato avere una banca non completamente aperta alla finanza, ma per le piccole imprese del territorio può essere penalizzante soprattutto in termini di rapporti umani. Le esperienze passate ci dicono che quando la finanza ha perso di vista l’economia seguendo logiche diverse ha commesso danni irreparabili. Il papa stesso ci richiama ad un legame più forte con il territorio. Verona è ancora un’isola felice, dobbiamo tutelare i nostri sacrifici».

Gianfranco Ciccolin/Presidente FederManager Verona: «A noi basta riunire 20-30 direttori finanziari per avere il polso dell’economia locale e capirne le prospettive: prima andavano a chiedere un affidamento al direttore di banca, lo conoscevano perché abitavano vicino casa sua. Oggi si trovano davanti un operatore che chiede loro “Lei che rating ha?”. Quanto rischiavano le banche prima? Poco, quasi nulla. Da quando abbiamo iniziato ad adottare questi nuovi criteri abbiamo combinato disastri. Abbiamo industrie piccole e medie con bassa capitalizzazione, non siamo colossi in grado di dialogare con fondi stranieri. Il nostro tessuto industriale non cambierà nel breve periodo, quindi non possiamo perdere questo modello di banca vicina al territorio».

Luca Castagnetti/Presidente Compagnia delle Opere: «Per noi il legame tra finanza e territorio è inscindibile. Servono entrambi: imprese e società civile. La città di Verona è unica da questo punto di vista, dovremmo chiederci come sarebbe stata senza le sue istituzioni finanziarie così radicate nel tessuto locale. Ce lo dicono le ricerche: l’imprenditore italiano si sente parte del suo territorio ed è attento alle ricadute sociali di ciò che fa. Non possiamo rinunciare a questo modello».

Luca Spaziani