Consiglieri PD chiedono le dimissioni della capogruppo Carla Padovani

Non si placa la bufera attorno alla capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale a Verona Carla Padovani. Dopo i “rimproveri” del segretario nazionale Maurizio Martina che aveva definito il voto a sostegno della mozione anti aborto da parte della Padovani “un grave errore”, si sono uniti al coro degli indignati anche il presidente della Regione Lazio Zingaretti, l’onorevole Alessia Rotta e il senatore Vincenzo D’Arienzo che hanno chiesto la rimozione della capogruppo veronese. Un altro onorevole, Diego Zardini, sulla mozione ha parlato di ua “destra a Verona apertamente contro le donne”. Ed è di pochi minuti fa un comunicato stampa dei consiglieri comunali del Partito Democratico Elisa La Paglia, Stefano Vallani, Federico Benini i quali chiedono apertamente le dimissioni della Padovani. Di seguito il testo della lettera firmata stamattina.

“I consiglieri comunali del Partito Democratico sfiduciano la capogruppo Carla Padovani per quanto di grave e inaccettabile accaduto nel corso del Consiglio comunale di Verona di giovedì 4 ottobre durante la votazione della mozione antiabortista sostenuta dalla Lega e dal Sindaco di Verona. La posizione di adesione alla mozione espressa dalla capogruppo è inaccettabile perché tale mozione mistifica principi e risultati della Legge 194, che ha svolto e svolge un ruolo fondamentale nell’emancipazione non solo della donna ma della società italiana intera; tenta in modo strumentale di colpevolizzare la figura della donna riconducendo la dolorosa scelta dell’aborto all’origine del processo di calo demografico del Paese; attacca gratuitamente la credibilità di presidi di salute fondamentali come i consultori e ospedali; bolla come “uccisioni nascoste” lo scarto di embrioni in uso nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita; strumentalizza la funzione di un consiglio comunale chiamato ad amministrare le risorse pubbliche e non a fare propaganda.

Per tutti questi motivi crediamo che la consigliera Padovani non sia più compatibile con il ruolo di capogruppo di una forza che vuole essere d’alternativa e sconfiggere i beceri populismi, pertanto ne chiediamo formalmente le dimissioni“.

La capogruppo Carla Padovani ieri al telegiornale di Tv2000 si era difesa dagli attacchi pervenuti dal fronte interno parlando di voto di coscienza: “Ho votato a favore perché sono favorevole a qualsiasi iniziativa a sostegno della vita che può essere in questo caso sostegno della vita nascente oppure dell’immigrazione. La vita è un valore universale e come tale dovrebbe essere retaggio non di un singolo partito ma di tutte le formazioni politiche”. ”

Non ho ravvisato alcun valore strumentale – ha aggiunto la Padovani – sono stata accusata in modo particolare dal mio partito che quelli della Lega avevano fatto la mozione in maniera strumentale. Io ho votato la parte deliberativa della mozione in cui si diceva che si stanziavano fondi a sostegno di quelle associazioni che lavorano per la vita”.

“Non mi aspettavo tutte queste polemiche – ha concluso la Padovani – Sull’aborto è un fatto di coscienza. Il codice etico del Pd del 2008 parla all’articolo 2 di libertà di coscienza. Faccio quindi riferimento a questo. La legge 194 ha 40 anni, è nata prima del Pd. Su questa legge non mi pare che ci sia una linea chiara del partito. Questo è un classico voto di coscienza. La difesa della vita è un valore universale”.

Sul voto di coscienza ieri si era espresso anche il segretario cittadino Luigi Ugoli: “Per la Segreteria che rappresento intendo precisare che la posizione del Partito Democratico di Verona sulla mozione anti-abortista discussa e votata nel consiglio comunale di ieri sera, coincide con la posizione espressa dalla maggioranza del gruppo consiliare Pd che ha respinto la proposta del consigliere Zelger. Votando difformemente dal gruppo e dall’orientamento del partito, la capogruppo Carla Padovani ha inteso esercitare la propria libertà di coscienza su un tema come l’aborto, effettivamente sensibile perché etico.

Se questo è un suo diritto, che attesta tra l’altro l’identità plurale del Partito Democratico, non ci si può nascondere tuttavia che tutti coloro, all’interno e fuori dal Pd, che come la consigliera Padovani provengono da una cultura di matrice, fede e ispirazione cattolica e cristiana, avevano colto da subito la strumentalità e l’inutilità di portare all’ordine del giorno di un consiglio comunale un tema delicato già regolato da Legge dello Stato come l’interruzione di gravidanza.

E a chi ci chiede che cosa c’è di male nel supportare l’attività di tre associazioni che lavorano per la prevenzione e l’assistenza alle giovani madri, rispondiamo: perché proprio queste tre associazioni e non altre? La ragione sta nelle premesse della mozione che surrettiziamente cercano di far passare, con la sua approvazione, delle valutazioni di ordine politico sulla Legge 194 il cui bilancio, per quanto ci riguarda, rimane positivo anche a distanza di 40 anni dalla sua entrata in vigore”.