Confagricoltura: “Autotassiamoci per fare sperimentazione” contro il mal dell’esca

Christian Marchesini al convegno sul mal dell'esca

Allarme sul “mal dell’esca” della vite lanciato ieri a Villa Serego Alighieri di Gargagnago al convegno promosso da Confagricoltura Verona. In Valpolicella persi centinaia di migliaia di euro di fatturato a causa della patologia.

Christian Marchesini, vicepresidente nazionale dei viticoltori di Confagricoltura, ha lanciato la proposta di un’autotassazione per la sperimentazione sulla malattia. L’intervento durante il convegno “Mal dell’esca: flagello viticolo del XXI secolo? – Stato dell’arte e possibili soluzioni”, che si è svolto ieri a Villa Serego Alighieri ed è stato promosso da Confagricoltura Verona, in collaborazione con Banco Bpm e Vivai Rauscedo.

Quest’anno il mal dell’esca ha colpito fortemente i vigneti veronesi e noi non abbiamo più un centro sperimentale che trovi gli antidoti per combattere le tante patologie che attaccano le nostre piante”, ha spiegato Marchesini. “Noi viticoltori dobbiamo avere il coraggio di autotassarci. Basterebbe un centesimo al chilo e, per la Valpolicella che produce 1 milione di quintali d’uva, raccoglieremmo 1 milione di euro. Anche i concorsi di tutela dovrebbero dedicare una piccola parte delle loro risorse, per far sì che la viticoltura possa svilupparsi nel migliore dei modi”.

Al convegno si è fatto il punto sul mal dell’esca, patologia antica tornata d’attualità a causa di cambiamenti climatici, colonizzazione di varie specie fungine, potature troppo aggressive e dannosi interventi estivi di allevamento. Alta la moria che si è verificata quest’anno nel Veronese, soprattutto in Valpolicella, territorio che esprime tre varietà che sono suscettibili al mal dell’esca, cioè Corvina, Rondinella e Corvinone. Al contrario, su altre varietà che possono essere complementari, come il Teroldego, il mal dell’esca ha incidenza pari a zero. Anche i vitigni a bacca bianca sono particolarmente colpiti, soprattutto il Sauvignon blanc, il Riesling e il Manzoni bianco.

“Non possiamo stare a guardare, perché questa malattia non va a colpire i vecchi impianti, ma anche le viti giovani e in maniera diffusa”, ha detto in apertura Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona. “I vigneti hanno una vita sempre più corta, costringendo i viticoltori a investimenti pesanti per sostituire le piante morte. Oggi però si stanno affacciando nuove cure che possono riuscire a curare la parte malata delle piante e a guarirla”. Marchesini ha ricordato che “Verona è un centro produttivo di grande quantità di vino, soprattutto di vini di pregio e di altissima gamma. Nonostante questo, siamo rimasti senza il centro sperimentale di San Floriano. Ho girato in lungo e in largo la provincia cercando di convincere i politici a far sì che il centro sperimentale restasse, ma hanno dismesso tutto e ora siamo in brache di tela. Siamo in una regione che produce 13 milioni di quintali di uva, è arrivato il momento di rimboccarci le maniche, cioè autotassarci, se vogliamo che la nostra viticoltura continui a darci risultati soddisfacenti”.

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Michele Borgo, del Crea-vit di Conegliano, Centro di ricerca per la viticoltura, ha spiegato che la patologia sta facendo danni enormi in tutto il mondo, causando oltre 1 miliardo di dollari di danni. Risulta necessaria dunque una diagnostica rapida e chiara, che stabilisca la dimensione della malattia in vigneto. “Serve una prevenzione agronomica e colturale – ha detto Borgo – con forme di allevamento e potature rispettose del legno, la protezione delle ferite in tempi rapidi e, in caso di malattia, approcci efficaci di profilassi e contenimento delle infezioni. Infine, bisogna dare maggiore spazio alla ricerca e alla sperimentazione ufficiale”.

Yuri Zambon, ricercatore nell’ambito delle patologie vegetali dell’Università di Bologna, ha illustrato il sistema dell’acqua attivata al plasma per una difesa ecosostenibile della vite, che induce le piante trattate a una maggior predisposizione al risanamento e ha un effetto positivo sulla fisiologia e sulla produzione. Roberto Trentin, tecnico specializzato nella patologia, ha spiegato invece come si possa prevenire la malattia intervenendo sulla protezione dei tagli da potatura con il sistema Tessior, che si avvale di due principi attivi a funzione fungicida. Infine Fabio Sorgiacomo, tecnico agronomo, si è soffermato su un altro sistema innovativo che consiste in iniezioni endoterapiche sulle viti, un sistema che finora era stato utilizzato solo sulle piante d’alto fusto e che invece sta dando ottimi risultati anche sui vigneti. Le iniezioni, nel fusto della pianta, consentono risposte positive a condizioni di elevato stress, patologie in primis.