Ciascuno di noi si ammala a suo modo.

Libri

Prende il via lunedì 30 ottobre, alle ore 17 nella sala Rossa della Provincia (ingresso da Via Santa Maria Antica 1), con Micaela Castiglioni,

autrice del libro La parola che cura (Raffaello Cortina Editore) e ricercatrice e docente di Educazione permanente e degli adulti e di Pedagogia generale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, il progetto “Le parole che ci salvano”, ideato e promosso dall’associazione culturale “La cura sono io” in collaborazione col Progetto Convivio, il Circolo dei Lettori e il patrocinio del Comune di Verona e del Centro Europe Direct della Provincia di Verona col contributo della Fondazione Cattolica.

Questo incontro apre la sezione “Raccontarsi” Ciascuno di noi si ammala a suo modo, che verrà presentata dalla presidente dell’associazione culturale La Cura Sono Io, Maria Teresa Ferrari, affiancata dai promotori del progetto. L’invito, in questa sezione del progetto, è rivolto “a raccontarsi per non sentirsi soli”. Ci sono parole che curano, parole che salvano la vita, ma ci sono anche parole che accrescono le ferite delle persone sane o malate, che ci sono care, o con le quali dobbiamo rapportarci per motivi diversi. Le parole hanno risonanze emozionali, nella nostra vita e in quella degli altri, ancor più quando sono toccate dalla sofferenza del corpo e dello spirito.

Per questo è importante che siano comprese e comunicate. Ne parlerà, in questo incontro aperto al pubblico, Micaela Castiglioni, che è anche responsabile e coordinatrice scientifica del Gruppo di ricerca Condizione adulta e processi formativi e del Gruppo di ricerca interuniversitario IRACLIA (Pratiche narrative e di scrittura nei contesti educativi, di cura e medico-sanitari) presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e del Centro nazionale di ricerche e studi autobiografici – Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari.

È realistico pensare a una proposta di formazione di tipo narrativo-autobiografico rivolta ai professionisti della cura medico-sanitaria e in modo più specifico ai volontari che operano in contesti oncologici? È a interrogativi di questo genere che l’autrice cerca di rispondere. E lo fa, oltre che dal punto di vista teorico, passando anche attraverso la ricostruzione di un concreto percorso di ricerca-formazione che ha al suo centro la dimensione della narrazione e della pratica di scrittura sperimentata dai curanti, dai volontari e dai pazienti di un’associazione di volontariato oncologico, il Triangolo di Lugano, e della Clinica Sant’Anna di Sorengo, in provincia di Lugano.