Carni rosse “perdonate”, arriva l’ok del Cnsa

Dopo la nota Oms sull’insorgenza dei tumori del colon-retto che puntava il dito contro il consumo di carni rosse, qualche giorno fa, è stato pubblicato sul sito del Ministero della Salute il parere del Comitato nazionale per la Sicurezza Alimentare.

La carne è una fonte proteica ad alto valore biologico, soprattutto in determinate fasce di età e in particolari condizioni di salute. Va consumata con moderazione, sia fresca che trasformata, prestando attenzione alle modalità di preparazione e cottura degli alimenti.

Questo è il parere espresso dalla Sezione sicurezza alimentare del Cnsa (Comitato nazionale per la Sicurezza Alimentare), apparso negli ultimi giorni sul sito del Ministero della Salute, in relazione al “rischio legato alla cancerogenicità delle carni rosse fresche e trasformate”.

Il parere era stato richiesto dal ministro Beatrice Lorenzin a seguito di alcune anticipazioni dello studio dello Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, su riviste scientifiche (lo studio completo sarà pubblicato entro l’anno, ndr).

Lo studio, innanzitutto, sottolinea l’importanza della carne e dei suoi derivati quale fonte proteica ad alto valore biologico, di aminoacidi, vitamine, sali minerali e metalli (in particolare ferro e zinco) nell’alimentazione umana e, soprattutto, in determinate fasce di età e stati fisiologici nonché in particolari condizioni di salute.

Quindi rimarca che il tumore al colon-retto, come tutte le neoplasie, è il risultato di più fattori, innescato dall’interazione tra ambiente, stile di vita e genetica. Nello stesso tempo raccomanda di seguire un regime alimentare vario, ispirato al modello mediterraneo, evitando l’eccessivo consumo di carne rossa, sia fresca che trasformata e di mantenere un peso corporeo corretto durante l’arco della vita e svolgere regolarmente esercizio fisico.

“Come ampiamente detto in occasione della pubblicazione dello studio dello Iarc da tutti gli alimentaristi, la carne ed i suoi derivati possono essere consumati con tranquillità a patto che ne venga fatto un uso moderato associato a uno stile di vita attivo – commenta Enrico Pizzolo, presidente della sezione regionale Bovini da carne di Confagricoltura Veneto. L’allarme rimbalzato sui media, con la demonizzazione delle carni rosse e dei salumi, era quindi ingiustificato, anche alla luce del fatto che gli italiani consumano mediamente 300 grammi di carne rossa in una settimana. Una quantità molto lontana dai 100 grammi al giorno indicati come a rischio cancro dallo studio Iarc, che si riferisce a culture alimentari diverse dalla nostra, come quella americana, in cui si consumano quasi esclusivamente carni, spesso ai ferri e molto grasse. Nella dieta mediterranea la carne è presente nell’ambito di un regime dietetico equilibrato, che il parere del Cnsa consiglia per garantire un apporto ottimale di nutrienti e prevenire le malattie. Aveva ragione la nonna: mangiare un po’ di tutto fa bene alla salute”.

Il Veneto è il maggior produttore nazionale di carni rosse. Il settore è molto importante sia per l’agricoltura, perché i cereali prodotti in regione vengono in gran parte consumati negli allevamenti, sia per l’indotto se pensiamo a mangimifici, concerie, macelli, trasporti, macellerie, servizi.

Nel 2015 la produzione di carne bovina è stata di 195.000 tonnellate (osservatorio di Veneto Agricoltura su dati provvisori Istat), per un valore della produzione di 480 milioni di euro. Una sostanziale tenuta rispetto al 2014, che aveva segnato però una flessione del 3,4 per cento rispetto al 2013. La prima provincia nella produzione è Verona, seguita da Padova, Treviso, Vicenza, Rovigo, Venezia e Belluno.

Leggi il documento del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare