Capaci, 27 anni fa la strage. A Palermo oggi le commemorazioni

27 anni dalla strage di Capaci, dal 23 maggio 1992 in cui perse la vita il giudice Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, 27 anni di luci (poche) e ombre, in una zona grigia di domande senza risposta. Nonostante le condanne, la dinamica del peggiore attentato di Cosa Nostra e i responsabili ancora aspettano la verità nell’ombra.

A Palermo le commemorazioni sono state anticipate da polemiche e assenze. Come quella del sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Come quella – annunciata ieri – del presidente della commissione Antimafia della Sicilia Claudio Fava («Hanno trasformato il ricordo del giudice Falcone nel festino di Santa Rosalia» ha detto alla vigilia) . Assente anche il governatore della Sicilia Nello Musumeci, «C’è troppo veleno» ha sostenuto.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio alle vittime, ringraziand quanti da «una ferita così profonda hanno tratto ragione di un maggior impegno civico per combattere la mafia, le sue connivenze, ma anche la rassegnazione e l’indifferenza che le sono complici»

Commossi messaggi sui social e alla stampa da parte di politici, forze dell’ordine ed esponenti della politica. A Palermo la giornata è incentrata sulle commemorazioni istituzionali al’Ucciardone – l’aula bunker voluta da Falcone e divenuta simbolo della lotta alla mafia – e per la città.

Oltre 20 mila gli studenti presenti oggi a Palermo hanno commemorato le vittime della strage di Capaci e di quella di Via D’Amelio: 1500 di loro hanno raggiunto capoluogo siciliano a bordo della nave della legalità. Nel pomeriggio due cortei: il primo da via D’Amelio, il secondo dall’aula bunker. Entrambi i percorsi si ricongiungeranno sotto l’Albero Falcone, in via Notarbartolo, per celebrare il momento del Silenzio alle 17,58, ora della strage di Capaci.

«Morto Giovanni ero disperata – ha detto Maria, la sorella del giudice ucciso dalla mafia – ero disperata, pensavo che il grande patrimonio di idee che ci aveva lasciato potesse disperdersi. Ma mi sono tornate in mente le sue parole, il suo testamento morale. Sapeva che doveva morire, ed ha lasciato detto: “Gli uomini passano ma le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Ed io ho scelto i giovani. Per tenere viva la memoria di Giovanni».