Anna Pedrinolla premiata dall’American College of Sports Medicine

Anna Pedrinolla, laureata in Scienze Motorie all’Università di Verona e dottoranda in Scienze Biomediche, Cliniche e Sperimentali, è stata premiata con il prestigioso International Student Award Recipient. La ricercatrice è stata premiata durante il congresso, che si è tenuto a Boston dal 31 maggio al 4 giugno, organizzato dall’American College of Sports Medicine, la più grande organizzazione scientifica mondiale di medicina e scienza dello sport, al quale partecipano oltre 5000 studiosi da tutto il mondo.

È stata la sua pubblicazione Metabolic and cognitive effects of physical activity in patients with Alzheimer’s diseasea valere ad Anna Pedrinolla il prestigioso International Student Award Recipient. La pubblicazione rientra nell’ambito di un progetto Prin coordinato da Federico Schena, direttore vicario del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento e che, oltre a Pedrinolla, coinvolge Nicola Smania, ordinario di Medicina fisica e riabilitativa e direttore del Centro di ricerca in Riabilitazione neuromotoria e cognitiva, Cristina Fonte, ricercatrice dello stesso centro, Massimo Venturelli, ricercatore dell’università di Milano e Doriana Rudi, referente per l’ateneo del progetto cittadino “Metti la salute nel movimento”. Il progetto si avvale anche della collaborazione di altri cinque atenei italiani e della University of Utah.

«Lo studio ha coinvolto venti pazienti affetti da Alzheimer – afferma Pedrinolla – con l’obiettivo di analizzare in modo approfondito l’influenza di una attività fisica programmata in confronto alla terapia convenzionale di tipo cognitivo. Dopo sei mesi di sperimentazione, abbiamo rilevato con soddisfazione che i parametri cardiocircolatori e respiratori dei pazienti sottoposti al trattamento motorio sono migliorati. Allo stesso tempo le funzioni cognitive sono rimaste inalterate dimostrando quindi che, anche in questi pazienti, l’attività fisica ha importanti effetti a livello sistemico che si ripercuotono anche a livello cerebrale».

Il progetto, visti i buoni risultati ottenuti, sta proseguendo con lo studio delle funzioni vascolari e l’individuazione di specifici biomarkers. Nella prossima fase saranno sempre più coinvolti i caregiver, cioè coloro che si prendono cura quotidianamente dei malati, sull’importanza di stimolare ed attuare un corretto trattamento motorio. «Questa ricerca – spiega Schena – si inserisce nel più ampio contesto degli studi su esercizio ed invecchiamento che vede l’università di Verona attiva a livello internazionale. Il riconoscimento americano ad uno studio italiano, per nulla scontato, ci stimola ad andare avanti anche con l’analisi dei meccanismi molecolari utili a spiegare gli effetti positivi dell’attività motoria ed indirizzarci verso programmi più mirati, in particolare nelle fasi di esordio della malattia».