Al bancone di un bar non proprio qualunque

All’ospedale di Marzana c’è un nuovo bar. Si preparano cose fresche, qualche volta si canta. E si può fare conoscenza con persone davvero tenaci. Andate a capire di cosa stiamo parlando il 9 marzo.

RICONOSCERE CHE OGNUNO combatte le sue battaglie può cambiare la vita. Siamo piuttosto abituati a fare caso alle minuzie faticose, più che dare uno sguardo ai nostri sogni. Invece può accadere di incrociare per strada una storia che batte di vita propria, e piega i nostri capricci. Perché a importare è come ci si presenta ogni mattina alla porta del lavoro, della scuola, o di casa. Non se arrivi da solo o se ti ci devono portare davanti a quella porta. Sono entrato in un bar, dopo aver passato in rassegna le indicazioni per i diversi reparti dell’ospedale di Marzana.

C’è anche quello di alcologia, di cui non sapevo nemmeno l’esistenza. Dentro è tutto pronto, ma ancora in fase di elaborazione, se così si può dire. Prendo un caffè e arriva Gianluca. Ivan sta dietro il bancone ed è, oltre che un cuoco e un barista, anche un operatore sociale. Mi dice che ogni volta che vede entrare Gianluca, si inorgoglisce, perché lo vede che ha gli occhi che guardano in alto, forse perché ha parcheggiato la bicicletta da solo. Gianluca lavora qui da pochissimo, se considerate che l’inaugurazione del bar è stata il 9 marzo del 2019. Eppure sa già quali pentole usare in cucina, sa tagliuzzare il prosciutto a cubetti, o preparare un caffè all’occorrenza. A voce alta mi dice: «Sono contento di venire a lavorare, per me non è difficile lavorare».

NON TUTTI HANNO LA POSSIBILITÀ di farlo oggi, tanto meno le persone con disabilità, fisiche o psichiche. La cooperativa Cercate è l’intermediario tra i loro desideri e la legge 68, sull’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate; si tratta di una norma che impone alle aziende di inserire, ogni 15 dipendenti, una persona con disabilità. Una commissione valuta le competenze delle persone che vengono inserite, e decide sulla base di elementi come l’autonomia di movimento, la preparazione tecnica, e altro.

Questo è quello che si fa tra le mura (e fuori) di A tutto bar. «Hub formativi di accompagnamento verso il mondo del lavoro con operatori sociali», la definizione che ne dà Elisabetta Garonzi, che gestisce il bar ed è l’ideatrice del progetto. In questo ambiente, che può essere considerato “protetto”, i ragazzi possono sperimentare un lavoro vero, con le difficoltà e le fatiche che ne derivano, ogni giorno. Ad oggi sono sette i ragazzi che si mettono in gioco e sperimentano; c’è chi si prende cura delle loro pressioni, dello stress, degli alti e bassi. In contemporanea ci sono anche altri eventi rivolti a tutti i cittadini, come i momenti di karaoke, e altre iniziative in via di progettazione.

L’obiettivo finale è quello di permettere ai ragazzi, un giorno, di uscire e affrontare il mondo lavorativo consapevoli, anche nel rapportarsi con un possibile fallimento. E poi sensibilizzare e avvicinare la cittadinanza. Perché della bellezza bisogna accorgersene. «Qui si può vedere la felicità nei loro occhi, quando lavorano e si sentono utili», ci dice Ivan.

Per rendere una persona autonoma bisogna attivarsi lungo tutto il percorso: dal tragitto casa-lavoro, in modo che possano arrivare da soli con l’autobus, per esempio. Una volta dentro si impara come si fa il caffè, come si lava la macchina, insomma tutta quella formazione che è legata all’ambiente della ristorazione. «Gianluca è un perfezionista», dice Elisabetta. Ha 23 anni, 24 a giugno.

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