Accoglienza: botta e risposta tra i gruppi opposti

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Botta e risposta a distanza tra i protagonisti scesi in piazza ieri per manifestare le ragioni del sì o del no all’accoglienza dei migranti richiedenti asilo sul territorio veronese.

«Nonostante le prescrizioni imposte dalle istituzioni veronesi, si sono presentati alla nostra conferenza stampa, convocata in piazza Isolo cuore di Veronetta e dei suoi abitanti, più di un centinaio di cittadini e cittadine solidali con i migranti, attaccati dalle campagne razziste di organizzazioni come “Verona ai veronesi”» hanno commentato pochi minuti fa tramite un comunicato stampa i referenti di Assemblea 17 dicembre, gruppo che riunisce associazioni e gruppi di persone favorevoli alla discussione sull’accoglienza, aggiungendo «Questa partecipazione dimostra la volontà e la necessità di intraprendere un percorso condiviso di inchiesta sulle questioni legate ai processi migratori e alla problematiche dell’attuale sistema d accoglienza; mettendo però al bando quelle pratiche atte a diffondere un clima di intolleranza. Altresì, la scarsa partecipazione della cittadinanza ad un corteo composto quasi esclusivamente da estremisti di destra, in buona parte arrivati da fuori città, mette in luce le ampie possibilità di dialogo con la società civile».

«Denunciamo infine il comportamento della questura» conclude Assemblea 17 dicembre «che anche nel pomeriggio ha vietato qualunque spazio di espressione democratica, minacciando di denuncia chi stava procedendo ad un semplice volantinaggio».

«1500 persone sono scese in strada ieri sera assieme al comitato “Verona ai Veronesi” per dire “Stop” al business dell’accoglienza e per manifestare contro i disordini generati da alcuni richiedenti asilo ai danni dell’incolpevole comunità già pesantemente gravata e oltremodo infastidita dai costi economici e sociali che l’emergenza profughi sta comportando» replica Alessandro Rancani, portavoce di Verona ai Veronesi «Siamo certi che il numero di manifestanti sarebbe stato sicuramente superiore, se lo spiegamento di forze dell’ordine messo a disposizione per il corteo fosse stato meno imponente. Riteniamo a dir poco sproporzionata e ingiustificata la scelta di impiegare un numero così elevato di addetti alla pubblica sicurezza. Un’inutile dimostrazione di forza e una sterile volontà di mostrare i muscoli in una zona della città e all’interno di una manifestazione che, come tutti i precedenti cortei promossi dal Comitato nella provincia di Verona, non ha mai fatto registrare momenti di tensione, tanto meno ieri sera, dove la cosiddetta “controparte” portava in strada numeri raccogliticci prossimi alle rigidissime temperature della serata».

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Il corteo di Verona ai Veronesi ieri in Piazza Erbe

«L’errore» aggiunge Rancani «è accostare direttamente il nostro movimento ad un partito, in questo caso Forza Nuova. Verona ai Veronesi è una realtà apartitica slegata a qualsiasi corrente specifica, nella quale, tuttavia, confluiscono militanti di vari movimenti politici e non solo dell’area di estrema destra, ma anche gente comune, di centrodestra e di centrosinistra. Come è un errore far pensare all’opinione pubblica che Verona ai Veronesi sia una sorta di “emanazione” neofascista. Determinare sempre e comunque una certa natura ideologica dell’associazione, facendola volutamente cadere nell’opposto estremismo, è una strategia ben precisa attuata da alcuni media per “allontanare” la gente comune dal cuore del problema. La verità è che Verona ai Veronesi è un’associazione apartitica e sono sicuro che il 90% dei cittadini è “apartiticamente” contro il business dell’accoglienza».

«Questi cortei di protesta sono inutili e fomentano solo l’odio e l’intolleranza» la controreplica Gianni Zardini e Paola del Circolo Pink «Il nostro appello va soprattutto ai sindaci che devono iniziare ad attuare l’accoglienza diffusa, evitando grandi concentrazioni di persone e malcontento tra la gente».

«Nessuno slogan e nessuna minaccia rivolta contro i “profughi”. I bersagli come sono stati tutti coloro che alimentano la speculazione economica connessa all’immigrazione, permettendo che nordafricani adulti, che non fuggono da nessuna guerra e da nessuno stato di emergenza, siano destinati dopo un lungo bivacco negli hotel a non trovare mai lavoro e quindi pronti a delinquere per sopravvivere oppure ad essere inseriti nei cicli produttivi industriali come manodopera a basso costo, causando l’abbassamento ulteriore dei livelli salariali e delle tutele dei lavoratori» la chiosa finale di Rancani.