Associazione Amici nel Mondo, portati in Italia 36 ucraini
Associazione Amici nel Mondo, portati in Italia 36 ucraini
Partiti venerdì 11 marzo, i volontari dell’associazione Amici nel Mondo sono tornati due giorni dopo riportando nel nostro Paese 36 persone, rifugiate, tra cui 17 bambini orfani. A fare da guida e da traduttrice è stata Glafira Bosova, studentessa ucraina in Italia da tre anni. Assieme a lei, in studio, il vicesindaco di Nogara Marco Poltronieri, anch’egli testimone di un viaggio dall’impatto emotivo molto forte.
Venerdì 11 marzo è stata organizzata questa spedizione. Un viaggio affrontato con coraggio, immagino.
Marco: Nelle scorse settimane sono state raccolti beni di prima necessità da portare alle persone in Ucraina. Con uno staff di dieci persone, compresi sei autisti, abbiamo organizzato questo viaggio senza soste. La sensazione alla vigilia della partenza è stata di affrontare qualcosa di molto grande e pericoloso, ma anche la voglia di portare un aiuto concreto. Questa guerra colpisce al cuore dell’Europa e della democrazia liberale dell’Ucraina.
Per affrontare questo viaggio occorreva un’interprete. Glafira, tu sei in Italia da tre anni ormai. Cosa rappresenta per te l’Italia in questo momento e come ti sei resa disponibile ad affrontare questo viaggio?
Glafira: L’Italia per me è casa. Quando sono arrivata qui non la percepivo come tale ma ora direi proprio di sì. Le mie origini sono ucraine, io sono ucraina: andare nella mia terra natale per aiutare i bambini a venire in Italia era un dovere. Il futuro dell’Ucraina è ora molto incerto. Ho affrontato la partenza con determinazione. Non ho esitato a partire, quando ho saputo dell’iniziativa.
Quasi sette ore per poter scaricare tutto il materiale, giusto?
Glafira: I controlli in territorio ucraino sono stati molto accurati. In questo viaggio ho parlato tante lingue. C’erano alcuni problemi con i documenti, dal momento che in stato d’emergenza cambiano delle regole. Non avevamo tutti gli aggiornamenti necessari e quindi ho dovuto spiegare loro chi fossimo e il motivo per cui eravamo lì.
Marco: Siamo poi riusciti a portare in salvo diverse persone. Le immagini che abbiamo visto erano impressionanti. In alcune zone abbiamo visto ondate di migliaia di persone nel delirio più totale. Siamo riusciti a intercettare le persone segnalateci dalla branca ucraina dell’associazione e a portarle con noi.
Come vi siete organizzati per il ritorno?
Marco: Siamo passati per il campo profughi per prendere un gruppo di bambini orfani con un’accompagnatrice. È stata una parte molto toccante. I militari polacchi hanno voluto una carta scritta dalla nostra associazione e una presa di responsabilità da parte nostra. Abbiamo quindi scritto questo documento e tradotto insieme a Glafira questa lettera e i militari ci hanno quindi concesso di portare con noi i bambini e di rientrare a casa.
Glafira: Dopo due notti che non dormivo ero veramente agitata. C’era tanta responsabilità in ballo, volevo salvare tutti i bambini ed ero molto tesa.
Glafira, cos’ha provato tua sorella Esenia a rientrare in Italia? Riuscite a sentire i vostri parenti, rimasti in Ucraina?
Glafira: È stato tutto molto veloce e impulsivo. Anche adesso non è ancora abituata e non ha ancora realizzato del tutto. Per il momento riusciamo a restare in contatto con i nostri genitori e loro stanno bene. Per il futuro vorrebbe studiare Psicologia qui in Italia e rimanere qui.
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