In Arena è tempo di Nabucco

Sabato 7 luglio alle ore 21 debutta il quarto titolo del 96° Arena di Verona Opera Festival: “Nabucco” di Giuseppe Verdi torna nell’allestimento a firma del regista francese Arnaud Bernard, che ha inaugurato con successo l’edizione 2017 del Festival areniani. Per 6 appuntamenti fino al 18 agosto, il dramma verdiano su libretto di Temistocle Solera è riproposto secondo la visione registica di Bernard che ne ha curato anche i costumi, con le scene di Alessandro Camera e le luci di Paolo Mazzon.

Per questa stagione, oltre a salire sul podio di Aida, torna a confrontarsi con questo titolo il direttore valenciano Jordi Bernàcer. Per il Festival 2018 sono chiamati ad interpretare il protagonista due baritoni dalle solide carriere internazionali, nonché specialisti verdiani: Amartuvshin Enkhbat e Luca Salsi, impegnati durante tutto il Festival anche in altri importanti ruoli. Il personaggio della figliastra Abigaille è affidato a Susanna Branchini e Rebeka Lokar (20, 28/7), applauditie l’anno scorso nel medesimo ruolo. L’opera impegna l’orchestra, il coro preparato da Vito Lombardi ed t Tecnici dell’Arena di Verona insieme a numerose comparse. Subito dopo Aida e Carmen, Nabucco con le sue 215 rappresentazioni in 22 Festival areniani è fra i titoli più rappresentati nell’anfiteatro fin dal 1938 “L’azione – ricorda il regista Arnaud Bernard – si svolge attorno al Teatro alla Scala durante una reale rappresentazione di Nabucco, per sottolineare maggiormente quanto l’opera e la musica di Verdi potessero entusiasmare ed accendere gli animi ancor più di mille proclami».

Perché, chiarisce Bernard, «sicuramente la colonna sonora di questo periodo storico è stato il melodramma italiano, e in particolare le opere di Giuseppe Verdi”. La Scala, quindi, sul palco dell’Arena, così come voluto dal regista francese. Si tratta di un collegamento tra Milano e Verona che ha uno straordinario valore storico per due motivi. Il primo è relativo al tradizionale stretto rapporto tra le due Fondazioni liriche e al fatto che tanti anni fa l’Arena fosse definita la “Scala d’estate”. Il secondo è che il Teatro alla Scala fu inaugurato nel 1778 ereditando nome e sede dalla chiesa di Santa Maria alla Scala, che fu demolita proprio per fare posto al teatro. La chiesa venne chiamata così in ricordo di Regina della Scala – della dinastia degli Scaligeri, Signori di Verona – e moglie di Bernabò Visconti, Signore di Milano. Si deve quindi a Regina, figlia di Mastino e sorella di Cangrande della Scala, il nome del teatro milanese che idealmente “sale” sul più grande palcoscenico del mondo, a Verona.