Appalti, fatture gonfiate e ‘ndrangheta: servizio di Report a Verona

Il programma di inchieste giornalistiche di RaiTre torna sulle attività della ‘ndrangheta a Verona e sugli appalti gonfiati per il servizi di montaggio in Arena. Si parla anche di “pacchetti di voti” e vengono fatti nomi importanti della politica scaligera.

Report RaiTre - Arena Chiavegato
Un frame della trasmissione Report di RaiTre

Il programma di inchieste giornalistiche Report, di RaiTre, ieri sera domenica 23 giugno è tornato a parlare degli appalti all’Arena di Verona e del «denaro sporco della ‘ndrangheta». E tira in ballo nomi importanti della politica veronese, con interviste – o tentativi di intervista – a Flavio Tosi, Damiano Tommasi, Stefano Casali, Cecilia Gasdia, Paolo Paternoster, Elio Nicito e Daniele Polato. Nessuno è indagato per le vicende di cui si dà conto nel servizio, ma sotto l’occhio di Rerport (e della Procura antimafia di Venezia) ci sono i rapporti fra politica, imprese e ‘ndrangheta.

Nessun dorma” è il titolo del servizio, che richiama al festival dell’opera in Arena: sono infatti gli appalti per lo smontaggio e il montaggio di palchi e scenografie al centro delle indagini della Procura antimafia di Venezia. Sotto i riflettori «un giro di fatture gonfiate» che «arricchiva le cosche Grande Aracri di Cutro e Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, tra le più potenti ‘ndrine calabresi».

Per quanto riguarda l’Arena, gli appalti in oggetto risalgono intorno agli anni 2012-2013, e coinvolgono la rete di imprese Eurocompany, guidata dall’imprenditore Giorgio Chiavegato (accusato di false fatturazioni, in attesa di processo), che aveva contatti e scambi con l’imprenditore calabrese e legato alla ‘ndrangheta Domenico Mercurio, diventato collaboratore di giustizia e dalle cui dichiarazioni sono nate le indagini. Nelle dichiarazioni rese a Report, Mercurio ricostruisce così il meccanismo: fatture gonfiate anche del doppio, con le somme “extra” che tornano in parte ai politici e ai fondi neri, il tutto con il tramite di aziende e imprenditori legati a Mercurio.

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Gli anni a cui fa riferimento la vicenda sono quelli di Flavio Tosi come sindaco e presidente della Fondazione Arena di Verona, quando Eurocompany di Chiavegato vinceva gli appalti per le attività di montaggio e smontaggio in Arena. Si parla inoltre di un’associazione “Res”, che sarebbe stata anch’essa teatro di contatti e scambi di voti.

Le dichiarazioni di Chiavegato tirano in ballo Paolo Paternoster, ex deputato della Lega ed ex presidente di Agsm (nominato proprio negli anni di Tosi, coinvolto con le sue aziende di logistica. Paternoster, intervistato da Report durante una serata di gala in Arena, non ha risposto alle domande. Anche il sindaco di Verona Damiano Tommasi, attuale presidente della Fondazione Arena non ha voluto rispondere compiutamente (dopo aver rimandato un appuntamento per intervista).

Report ha messo a disposizione lo scambio di email con l’ufficio stampa del sindaco, il quale ha ricordato che «Da Statuto la gestione spetta al Sovrintendente, figura nominata dal Ministero della Cultura su proposta del Consiglio di Indirizzo (di cui fanno parte rappresentanti del Ministero della Cultura, della Regione, del Comune e di due enti privati). Ed è proprio il Ministero della Cultura a monitorare direttamente, per legge, le Fondazioni lirico-sinfoniche. I controlli sulla gestione amministrativa e sui bilanci spettano invece al collegio dei Revisori dei Conti. Organo composto da tre membri: un presidente designato dal presidente della Corte dei Conti, uno dal Ministero dell’Economia e un terzo nominato dal Ministero della Cultura».

E inoltre, scrive sempre Tommasi a Report: «A fronte dell’indagine in questione, resa nota ad ottobre 2022, è stata avviata subito una verifica interna in Fondazione Arena di Verona, con precisi controlli per fare chiarezza in merito alle modalità relative alle procedure contrattuali. Il Collegio dei Revisori ha informato il Consiglio di Indirizzo che le criticità procedurali riscontrate negli anni presi in esame nell’inchiesta in corso (2017 – 2021) sono state affrontate e risolte. Vorrei precisare che al momento, dalle informazioni in nostro possesso, nessun dipendente citato nelle indagini risulta essere attualmente presente nell’organico dell’Azienda. Siamo nel frattempo in attesa di ulteriori riscontri da parte degli inquirenti e alla chiusura delle indagini valuteremo se ci sono gli estremi per costituirci come parte civile».

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Allo stesso modo la sovrintendente di Fondazione Arena attuale, Cecilia Gasdia, non ha voluto rispondere alle domande del giornalista di Report e ha inviato una lettera a Report dove sottolinea che Fondazione Arena di Verona «non risulta tra i soggetti indagati né tra quelli cui si possa imputare un deficit di attenzione nelle procedure di controllo».

«Inoltre va evidenziato – continua la sovrintendente Gasdia – che, qualora all’esito dell’ipotizzato processo dovesse risultare definitivamente accertata una scorretta condotta tenuta da ex dipendenti infedeli, Fondazione Arena di Verona andrebbe considerata parte lesa dall’operato di tali ex dipendenti».

Dalle dichiarazioni di Domenico Mercurio, collaboratore di giustizia per i suoi trascorsi con la ‘ndrangheta, emerge il sistema di fatturazioni false e gonfiate con relativo giro di denaro, che finiva nelle tasche di altri.

Mercurio tratteggia anche un sistema di sostegno elettorale e dichiara di aver contribuito, attraverso i dipendenti delle sue aziende e i suoi contatti, a far pervenire “pacchetti di voti” ad alcuni politici: «Ho lavorato a tutte le campagne elettorali dal 2004 al 2016». Per quanto riguarda le persone coinvolte, oltre a Flavio Tosi, Mercurio fa i nomi del politico di lungo corso Elio Nicito e dell’ex presidente di Agsm Aim ed ex consigliere regionale Stefano Casali (non indagati). Report fa anche un’intervista a Nicito durante la festa per le elezioni europee di Daniele Polato. A proposito: in virtù dell’elezione europea di Polato, il suo posto dovrebbe essere preso proprio da Casali.

Nelle risposte scritte inviate da Casali a Report, l’avvocato veronese respinge e ridimensiona tutti i dubbi espressi dalla trasmissione.

Flavio Tosi, intervistato a margine di un evento a Verona, ha accusato Report di essere dei “diffamatori seriali”, respingendo tutte le accuse.

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