Petralia alla stampa: «Bisogna ascoltare, costruire relazioni e dare subito un segno di presenza»
Redazione
“Come posso aiutare?”. Non è solo una battuta presa in prestito dalla serie tv New Amsterdam, ma anche il messaggio con cui il nuovo direttore generale dell’Aoui di Verona, Paolo Petralia, ha scelto di presentarsi alla città, agli operatori sanitari e agli organi di informazione. Un approccio diretto, improntato all’ascolto e alla disponibilità, che Petralia ha voluto mettere al centro sin dai suoi primi giorni alla guida dell’azienda ospedaliera universitaria integrata.
L’incontro informale odierno con la stampa, seguito a quello con direttori e coordinatori infermieristici dei due ospedali, si inserisce infatti nella roadmap dei primi 100 giorni di mandato, un percorso che il direttore ha immaginato come fase di conoscenza, ascolto e impostazione del lavoro futuro. «Gli obiettivi, quelli che chiamano dei primi 100 giorni, sono in qualche modo conoscerci e conoscere. Perché prima di tutto bisogna capire dove si è, ascoltare, appunto costruire relazioni a tutti i livelli, coi colleghi, coi pazienti e i familiari e le associazioni e con le istituzioni naturalmente», ha spiegato Petralia, chiarendo come la sua idea di direzione parta prima di tutto da un contatto reale con le persone e con il territorio.
È una linea che richiama da vicino anche il contenuto diffuso dall’ufficio stampa dell’Aoui, dove la parola chiave è proprio relazioni: relazioni interne fra colleghi e con le singole unità operative, ma anche relazioni esterne con autorità cittadine, rappresentanze sindacali, Università e Ulss 9 Scaligera, nella prospettiva di costruire insieme il Piano operativo aziendale del secondo semestre 2026 e consolidare i gruppi strategici di Lean thinking e Change management.
Petralia, del resto, ha insistito più volte sulla necessità di aprire un rapporto forte anche con la città. «Ma anche con la città dove sto incontrando le autorità, chi la rappresenta, e costruendo da subito grande dialogo e grande collaboratività», ha detto. Un passaggio che restituisce l’idea di una direzione intenzionata non a chiudersi nella gestione interna dell’azienda, ma a tessere da subito una rete di confronto e cooperazione con tutti i soggetti del territorio.
Accanto all’ascolto e al dialogo, il nuovo direttore generale ha indicato con chiarezza anche i primi obiettivi concreti del mandato. Uno dei più urgenti riguarda le liste d’attesa, tema oggi centrale nel dibattito pubblico e nella percezione dei cittadini rispetto alla sanità. Petralia lo affronta con un’impostazione che prova ad andare oltre il semplice aumento delle prestazioni: «Noi sappiamo che il problema delle liste d’attesa è dovuto certamente a un aumento della domanda, ma anche a una crescita smisurata dell’offerta. Che significa prestazioni, prestazioni, prestazioni. Noi dobbiamo partire dalla presa in carico, dalla presa in cura, dai percorsi di cura e dall’appropriatezza di ciò che serve al momento giusto per la persona giusta».
È un ragionamento che segna una precisa impostazione culturale: la risposta ai bisogni di salute, secondo Petralia, non può esaurirsi nella moltiplicazione di esami e appuntamenti, ma deve tradursi in un accompagnamento reale del paziente lungo il percorso di cura. Per questo il direttore aggiunge: «A volte non è detto che tante prestazioni siano la risposta giusta a quel bisogno. Dobbiamo viceversa prenderci in carico le persone, e costruire con loro un percorso che le faccia sentire accolte». Una dichiarazione che mette insieme organizzazione sanitaria e dimensione umana dell’assistenza, e che sembra voler indicare una direzione precisa per l’Aoui dei prossimi mesi.
Un altro elemento sottolineato dal nuovo direttore generale è la necessità di coniugare continuità e rilancio. Petralia non parla di rottura con il passato, ma di prosecuzione e insieme di accelerazione su alcuni fronti ritenuti prioritari. «E poi l’obiettivo di, come dire, nella continuità, perché in questo momento è doverosa la continuità di mandato col mio precedente collega, di iniziare subito a rilanciare gli aspetti che sono prioritari in questo tempo. Certamente l’abbattimento dei tempi di attesa per le prestazioni che i nostri cittadini vogliono e debbono avere».
Nel suo intervento, Petralia ha poi richiamato con forza il valore dell’Aoui come centro di produzione clinica, scientifica e organizzativa. Ha ricordato che proprio in questi giorni l’azienda ha visto approvati dal ministero della Salute sette progetti di ricerca finalizzata, un dato che, a suo giudizio, dimostra la solidità e la vitalità dell’istituzione. «Questa grande realtà ancora in questi giorni ha dimostrato, con ben sette progetti di ricerca finalizzata approvati dal ministero della Salute, di avere una forza scientifica e propulsiva importante», ha osservato. Ma per Petralia questo patrimonio va anche rafforzato sul piano operativo: «Ci sono tanti settori, io ne conoscevo alcuni venendo da fuori, ma ce ne sono molti altri, che davvero sono eccellenze e devono essere rilanciate, perché stando fermi si va solo indietro, noi dobbiamo andare avanti».
Tra le prime scelte simboliche e operative del mandato, il direttore ha voluto indicare un punto di partenza preciso: l’ospedale donna-bambino. Una priorità che unisce ragioni strategiche e motivazioni personali. «Ho scelto e l’ho annunciato nell’incontro con i primari e i coordinatori delle professioni, che da un punto bisogna partire senza far torto a nessun altro, e un punto ho scelto l’ospedale donna bambino. Perché i bambini sono il nostro futuro, perché questo ospedale è una risorsa preziosa della città e della provincia».
La scelta, ha spiegato, è legata anche alla sua esperienza maturata al Gaslini di Genova, dove ha lavorato a lungo. «La mia esperienza precedente, la mia sensibilità verso i bambini, essendo stato dieci anni al Gaslini, mi fa dire che lì si trovano anche le energie per estendere poi a tutti gli altri questa capacità di voler crescere insieme e voler fare ulteriormente bene». In queste parole si coglie l’idea di usare l’ospedale donna-bambino non solo come settore prioritario in sé, ma anche come possibile motore di innovazione e crescita per l’intera azienda.
Il quadro tracciato dall’ufficio stampa aggiunge poi un ulteriore tassello istituzionale: il richiamo al “Patto” sottoscritto dal presidente della Regione Alberto Stefani con i direttori generali, definiti “Sindaci della Sanità”, e al decalogo di azioni prioritarie orientate a stare dalla parte degli utenti. In questo schema si inserisce il lavoro dei prossimi mesi, che dovrà tenere insieme obiettivi regionali, organizzazione aziendale e capacità di costruire collaborazioni sul territorio.
A dare spessore al profilo del nuovo direttore generale contribuisce anche il suo curriculum: medico, specializzato in igiene e organizzazione sanitaria e nelle medical humanities, Petralia porta con sé una lunga esperienza manageriale in ambito sociosanitario e ospedaliero. Prima dell’approdo a Verona, da marzo 2026, è stato per dieci anni direttore generale dell’IRCCS Gaslini di Genova e poi, dal 2021 al 2025, direttore generale dell’Asl 4 Liguria. È inoltre fondatore e coordinatore della Community degli Ambassador della Sanità italiana, componente di board e comitati tecnico-scientifici nazionali, docente universitario e giornalista pubblicista. Un profilo che mescola competenze cliniche, organizzative, accademiche e comunicative.
La scansione temporale del suo mandato è già definita: i primi 100 giorni si concluderanno il 29 giugno, data in cui è previsto un momento plenario di restituzione. In quell’occasione, come emerge anche dal servizio sbobinato, insieme all’ex direttore generale Pietro Girardi verrà tracciato un primo bilancio e saranno delineati gli obiettivi futuri per l’azienda ospedaliera. Petralia, però, chiarisce che non si tratta di attendere la scadenza per vedere i primi risultati: «Noi vogliamo in questi tre mesi già dare un segno di presenza incisiva».
È probabilmente questa, in sintesi, la cifra con cui il nuovo direttore generale intende accreditarsi a Verona: presenza, ascolto, dialogo e una spinta immediata sui temi più sensibili per cittadini e operatori. Con l’idea che una grande azienda ospedaliera debba continuare a essere un luogo di eccellenza scientifica e assistenziale, ma anche uno spazio capace di farsi prossimità, relazione e risposta concreta ai bisogni delle persone.
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