Antibiotico-resistenza: in AOUI risultati concreti e modello per l’Europa
Riduzione della mortalità e della durata dei ricoveri. Questi e altri risultati sono il segno concreto dell’impegno dell’Azienda ospedaliera che, dal 2018, è fortemente impegnata nella lotta all’antibiotico resistenza. In occasione della Settimana mondiale per l’uso consapevole degli antibiotici, dal 18 al 24 novembre, l’Uoc Malattie infettive diretta dalla professoressa Evelina Tacconelli ha reso noti in anteprima i risultati raggiunti.
In Aoui dal 2018 ad oggi:
- Riduzione del consumo di antibiotici del 20% nei reparti per adulti e del 55% in pediatria
- Diminuzione delle infezioni da Klebsiella multi-resistente del 40% e da Clostridium difficile del 30%
- Riduzione della mortalità ospedaliera del 3%
- Riduzione della durata del ricovero ospedaliero
- Risparmio di 1.9 milioni di euro in terapia antibiotica
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Ecco cosa fanno i medici
La riduzione della resistenza agli antibiotici si realizza con il programma di ottimizzazione degli antibiotici SAVE (Stewardship Antibiotica Verona), coordinato dalla prof.ssa Tacconelli e dalla dott.ssa Elena Carrara. Nella pratica quotidiana, i medici prescrittori negli ospedali di Borgo Trento e Borgo Roma sono aiutati da: 10 linee guida terapeutiche, una App dedicata alla prescrizione antibiotica (più di 60.000 accessi in un anno) e da periodiche procedure di verifica e controllo delle prescrizioni.
Obiettivo
Il programma SAVE non agisce solo sulla riduzione delle prescrizioni ma soprattutto sul miglioramento della qualità prescrittiva. Dalla sua attivazione si è assistito a una riduzione dell’impiego di molecole antibiotiche di “Riserva”, e cioè gli antibiotici da utilizzare solo per i pazienti più gravi (-70% di antibiotici carbapenemi e -50% di fluorochinoloni) e un aumento degli antibiotici “Accesso”, che sono quelli con minore rischio di favorire la comparsa di batteri super-resistenti.
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Il programma Aoui in Europa
Grazie a questa esperienza sul campo, AOUI coordina anche 24 ospedali europei attraverso il progetto REVERSE finanziato con 2,5 milioni dalla Commissione Europea. L’obiettivo è la corretta gestione della terapia antibiotica integrata nella prevenzione delle infezioni ospedaliere e il miglioramento della diagnostica microbiologica.
Situazione in Italia
Ogni anno in Italia 11.000 persone muoiono a causa di infezioni resistenti agli antibiotici. Si stima che si potrebbero evitare 8.800 decessi e risparmiare oltre 500 milioni di euro in un solo anno, se in Italia si implementasse un pacchetto di azioni con programmi di ottimizzazione della terapia antibiotica, di aderenza alle procedure di lavaggio delle mani e di adeguate pratiche igieniche negli ospedali. Infatti, i dati OECD/Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico dimostrano che nel 2050 sarà l’Italia il paese europeo con la maggiore spesa sanitaria e maggiore perdita di produttività. Il trattamento delle complicanze dovute alle infezioni da batteri resistenti richiederà ogni anno 1.3 milioni di giorni di degenza in più negli ospedali italiani rispetto agli altri ospedali Europei.
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Callisto Marco Bravi, direttore generale Aoui: «Gli importanti risultati ottenuti non sarebbero stati possibili senza l’impegno e la sinergia di tutti professionisti della salute coinvolti in AOUI. È possibile salvare vite educandoci ad un uso corretto degli antibiotici e investendo risorse per la prevenzione. Nella nostra Azienda l’azione per contrastare l’antibiotico resistenza è già iniziata e consolidata attraverso risultati straordinari. Ma più in generale è giunto il momento della consapevolezza perché anche dal punto di vista gestionale i dati OECD dimostrano anche il danno economico a carico delle strutture sanitarie».
Prof Tacconelli, direttore Uoc Malattie infettive e coordinatore programma SAVE: «In Aoui Verona abbiamo un obiettivo comune: combattere l’antibiotico-resistenza con la competenza e la passione di tutti i nostri specialisti. Il nostro successo si basa sulla condivisione e sulla consapevolezza: solo lavorando insieme possiamo proteggere i pazienti dai rischi di infezioni incurabili. Ridurre la resistenza agli antibiotici si può, se si vuole».
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