Ancora furbetti della patente: denunciati due fratelli

I due ragazzi, di 24 e 26 anni, residenti in provincia, usavano un auricolare collegato a un mini cellulare dal quale il suggeritore esterno forniva le risposte ai quesiti. I due sono stati denunciati.

Furbetti patente verona
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Sono diventati 18 i cittadini stranieri che hanno tentato da inizio anno di superare l’esame scritto della patente a Verona, grazie a sistemi tecnologici e con la consueta complicità di un suggeritore esterno ai locali della Motorizzazione. Ma questa volta il colpo è doppio, perchè sono stati individuati due fratelli di 24 e 26 anni, cittadini indiani.

Il personale del Laboratorio Analisi Documentale della Polizia Locale è ormai un punto di riferimento per gli Ispettori responsabili degli esami, grazie alla stretta collaborazione attuata da oltre due anni. Lo schema utilizzato dai due fratelli, residenti in provincia, è leggermente diverso da altri casi simili. In aula erano già pronti gli agenti per contrastare l’illecito utilizzo di apparecchiature elettroniche finalizzato ad avere un aiuto per poter superare le prove scritte, e hanno notato i due candidati per come si ponevano di fronte alle postazioni.

Non sono state trovate telecamere addosso ai due, ma un filo di colore rame che fuoriusciva dal collo della camicia dietro la nuca e che proseguiva verso il canale uditivo sinistro, dove c’era un piccolo auricolare parzialmente nascosto. All’interno della cintura, nella parte interna dei pantaloni è stato rinvenuto un mini cellulare acceso collegato all’auricolare. Le domande erano lette dalla voce-guida della postazione e il suggeritore esterno che si trovava in ascolto tramite il cellulare all’esterno, suggeriva le risposte giuste. Il cavo di rame era incollato ai capelli e i fratelli hanno proceduto in autonomia a staccarlo dopo essere stati scoperti.

I due ragazzi sono stati segnalati alla Procura della Repubblica per falsità ideologica e per la falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di titoli abilitanti. L’organizzazione criminale che fornisce gli apparati e il supporto è particolarmente ramificata e ha molti clienti in diverse regioni italiane, e i fermati hanno dichiarato agli agenti del LAD di aver pagato ben 5.000 euro per avere l'”aiutino”.

«Le sanzioni penali sono ormai palesemente insufficienti a contrastare il fenomeno – dichiara il Comandante Luigi Altamura – che nasconde un vero e proprio mercato illegale, con tariffe che aumentano, a favore di vere e proprie organizzazioni criminali. Lancio l’ennesimo appello al Parlamento perchè venga approvata una norma che preveda sanzioni penali molto più severe, magari inserendolo nel disegno di legge che sarà in discussione nelle prossime settimane alla Camera dei Deputati, per rispondere ad un fenomeno che non conosce diminuzione neppure in piena estate e che soprattutto mette a repentaglio la sicurezza stradale, con centinaia di conducenti che non hanno mai frequentato un corso di preparazione agli esami per il conseguimento della patente e che non conoscono alcuna norma del codice della strada».

Plauso dall’assessora alla sicurezza Stefania Zivelonghi che evidenzia «una particolare professionalità da parte degli agenti del Laboratorio Analisi Documentale, punto di riferimento per la Motorizzazione Civile ma anche per molti Comandi Polizia Locale e per le altre forze dell’ordine. La nostra attenzione a questi fenomeni va nella direzione della tutela della legalità e anche di quanti vengono indirizzati a pratiche illecite nell’illusione di percorsi facilitati».

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