ANA Verona in prima linea nel Bellunese

La Protezione Civile dell'ANA Verona scende ancora in campo, questa volta nel Bellunese, duramente colpito dalle intense nevicate e dal maltempo di questi giorni.

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La Protezione Civile dell’ANA Verona è di nuovo in prima linea. Campo d’azione, questa volta, il Bellunese duramente colpito dalle intense nevicate e dal maltempo di questi giorni. I primi volontari sono partiti ieri da Verona con due mezzi – un camion con ribaltabile e un bobcat corredato di pala – se ne sono aggiunti altri. Complessivamente, si tratta di venti volontari con patentini per operare sulle macchine movimento terra e lavori in quota.

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Appena arrivati in loco, a Comelico, nel pomeriggio si sono subito messi al lavoro. Come spiegato anche dal sindaco Federico Sboarina e dall’assessore alla Protezione Civile Marco Padovani presenti alla partenza di ieri insieme al presidente dell’ANA Luciano Bertagnoli, uomini e mezzi saranno impiegati in interventi urgenti di pulizia e di riapertura delle strade montane ancora bloccate a causa delle ingenti precipitazioni nevose. Una criticità non ancora risolta cui ora si è aggiunto il rischio valanghe.

I volontari della Protezione Civile dell’ANA operativi tra Santo Stefano di Cadore e il Comelico sono circa una ventina. I primi sono partiti già il 2 gennaio. Due giorni dopo, il 4, se ne sono aggiunti altri per un totale di circa 20 volontari tra il personale specializzato in questo tipo di intervento d’urgenza, con patentini per operare sulle macchine movimento terra e lavori in quota.

Oltre agli uomini, i mezzi: i volontari partiti martedì dalla sede della Protezione Civile comunale al Quadrante Europa, salutati dal sindaco Federico Sboarina e dall’assessore alla Protezione Civile Marco Padovani, hanno portato in loco un camion con ribaltabile e un bobcat corredato di pala. «Si tratta, insieme ad altri strumenti, di mezzi indispensabili in questo tipo di interventi urgenti di pulizia e di riapertura delle strade montane ancora bloccate a causa delle ingenti precipitazioni nevose», spiega da Santo Stefano di Cadore Filippo Carlucci, coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona. Le abbondanti nevicate non sono l’unica criticità non ancora risolta: il parziale rialzo delle temperature ha portato anche a un alto rischio valanghe. E gli occhi rimangono puntati al cielo che promette ancora neve.

Ieri, intanto, il meteo ha concesso una tregua, «qualche raggio di sole che ci ha permesso di procedere spediti soprattutto con i rocciatori nelle operazioni di pulizia dei tetti pericolanti, sopra cui si è accumulato oltre un metro di neve e che potrebbero cedere da un momento all’altro», racconta Carlucci. Inoltre, i volontari sono al lavoro anche per liberare le strade ancora impercorribili a causa di ghiaccio e neve. «Ora non risultano più, fortunatamente, persone e abitazioni isolate e irraggiungibili. Ma non è ancora tutto libero, soprattutto tra i percorsi pedonali e gli accessi a edifici anche pubblici, e dunque rimaniamo al lavoro almeno fino a tutta la giornata di oggi», aggiunge il coordinatore dei volontari per i quali, oltre alla situazione emergenziale, in piena pandemia e in territorio veneto dove il tasso dei nuovi positivi rimane alto, devono far fronte anche alle norme antiCovid. «La soddisfazione, mia e di tutta la Sezione, per questi volontari che si spendono per il prossimo nelle difficoltà date non solo dalla neve e in un periodo già di per sé molto complesso, è massima», è il plauso del presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli.

A differenza di quanto accade solitamente in situazioni e luoghi d’emergenza, i volontari sono tutti alloggiati in stanze singole, si mangia all’aperto a mezzogiorno mentre è garantito il pasto caldo – distanziato o in camera – la sera. «Lavorare con la mascherina, i dispositivi di protezione individuale e secondo normativa non è semplice ma indispensabile. Anche qui, nel pieno dell’emergenza neve, l’emergenza Covid non deve passare in secondo piano», fa monito Carlucci.