Al Calmiere di Verona, la protesta si fa con il lesso e la pearà

Tutto esaurito questa mattina alla "Cena all'alba" al ristorante al Calmiere in Piazza San Zeno a Verona. Replica anche domani mattina e sabato e domenica prossimi. «La considero un'iniziativa coraggiosa da parte nostra, in cui abbiamo mandato un messaggio chiaro e forte, vogliamo lavorare» afferma il titolare Pietro Battistoni.

Tutto esaurito questa mattina all’alba alla “cena” di protesta al ristorante al Calmiere in Piazza San Zeno a Verona. L’iniziativa nel segno della tipica tradizione veronese, prevedeva un menù al prezzo simbolico di 25 euro con tortellini di Valeggio in brodo, bollito di carni miste con pearà, acqua e vino.

“Cena all’alba”, questo il nome della proposta, ha ricevuto una grandissima solidarietà da parte dei veronesi e, grazie anche alla pubblicità via social, un tutto esaurito di settanta posti sui centoventi del ristorante, in ottemperanza a tutte le normative di sicurezza anti-covid.

«La considero un’iniziativa coraggiosa da parte nostra, in cui abbiamo mandato un messaggio chiaro e forte, vogliamo lavorare» afferma Pietro Battistoni, titolare del ristorante. «Chiudere la sera per noi diventa davvero una situazione complicata, perdiamo circa l’80% del nostro fatturato. Oltretutto non possiamo contare molto sui pranzi perché anche quelli sono diminuiti a causa dell’incrementarsi dello smartworking».

«Questa idea è nata giovedì scorso nel pomeriggio e già venerdì avevamo pubblicizzato sui social l’iniziativa e avuto il tutto esaurito per stamattina, per domani mattina, 1 novembre sempre alle 5.30 e in replica anche sabato e domenica prossimi» continua Battistoni. «Abbiamo voluto un prezzo simbolico, 25 euro, non per attirare più persone ma proprio per mandare un messaggio sull’impossibilità di lavorare in queste condizioni. La risposta dei clienti è stata incredibile, si sono adeguati al menù senza fare altre richieste e c’è stata una linearità di servizio perfetta».

«Siamo consapevoli della situazione del momento ma lo siamo altrettanto nel fatto che rispettiamo le regole e che non ci sono stati casi nei ristoranti, per questo la nostra è una protesta dopo che, avendo fatto molti investimenti per mettere tutto in sicurezza, ora dobbiamo comunque chiudere» conclude Battistoni. «I ristoranti non sono luoghi di aggregazione, basta solo educare al rispetto delle regole i ristoratori e i clienti. Ad esempio stamattina non ci sono state difficoltà, noi qui abbiamo spazio e siamo riusciti a fare settanta coperti in tavoli tutti da quattro persone. Non sappiamo se questo nostro messaggio verrà ascoltato, però intanto abbiamo fatto sentire la nostra voce e abbiamo avuto risonanza mediatica e nella popolazione. Abbiamo fatto “rumore“, vediamo ora come andrà».

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