Agsm sposa Vicenza, via libera all’aggregazione con Aim

Negli scorsi giorni si era fatta sempre più rumorosa la levata di scudi contro l'entrata di A2a nell'operazione di integrazione fra la multiutility veronese Agsm e la vicentina Aim. Oggi il via libera all'accordo fra le due aziende venete.

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Negli scorsi giorni si era fatta sempre più rumorosa la levata di scudi contro l’entrata di A2a nell’operazione di integrazione fra la multiutility veronese Agsm e quella vicentina Aim. Parti politiche sia di opposizione che di maggioranza chiedevano di valutare strade alternative e più trasparenza. Il via libera all’accordo fra le due aziende venete è arrivato oggi. Si tratta però solo di un primo passo verso il progetto futuro di Agsm.

«Oggi finalmente si è varata l’aggregazione tra Verona e Vicenza. Questa operazione da sempre condivisa e sollecitata dal sottoscritto, porterà solidità e competitività per la multiutility del Veneto occidentale» con queste parole il vicepresidente di Agsm, l’ingegner Mirco Caliari, espressione di Verona Domani, il movimento politico di Matteo Gasparato, presidente del Consorzio Zai e del Consigliere regionale Stefano Casali. Prosegue: «Finalmente si è bocciata definitivamente un’ipotesi senza gara di aggregazione a tre, idea assai discutibile nel merito e nella forma».

«Da oggi Verona e Vicenza sono più forti e mantengono la propria storia, identità e competitività» afferma il vicepresidente. «In questo modo saranno tutelati e valorizzati i dipendenti e tutta la professionalità e storia delle due aziende venete. Oggi si è scritta una buona e bella pagina di politica industriale e di rispetto di due realtà economiche così importanti e strategiche per i rispettivi territori» conclude Caliari.

Pd: «Serve anche un partner industriale forte»

«Il pronunciamento del cda Agsm a favore della mini fusione con Aim è forse un contentino che la maggioranza si è concessa per provare a salvare la faccia dal disastro totale» dicono i consiglieri comunali del Pd Elisa La Paglia, Federico Benini, Stefano Vallani.

I consiglieri del PD Benini, La Paglia e Vallani

«Ad oggi sono stati persi tre anni e circa 700 mila euro a causa della irragionevolezza del sindaco, che non ha mai voluto fare neanche mezzo passo indietro per cercare di recuperare sul versante della condivisione delle scelte, e della litigiosità della maggioranza. Ma non hanno perso il loro di tempo e i loro soldi, hanno perso quello dei veronesi e della città di Verona».

«La decisione di oggi – continuano Benini, La Paglia e Vallani – non aiuta Agsm che oltre ad Aim ha bisogno anche di un partner industriale forte. Non serve anche perché non dice nulla rispetto alla governance che si profila: dovremmo aspettarci il solito carrozzone politico, con la solita stratificazione di cda zeppi di politici, oppure si tratta di una fusione e di una razionalizzazione vera che punta all’efficientamento a partire dalla testa del gruppo?».

«Domande che rimangono dentro un cassetto, come nel cassetto sono rimasti i documenti preparatori della delibera che i consiglieri di amministrazione, trattati malissimo, non hanno neanche potuto vedere. Una fusione al buio, quindi, dal significato più politico che tecnico e strategico».

Bertucco: «Fallimento della politica»

«La fusione a due, con l’astensione dello stesso presidente Finocchiaro, è una chiara sconfitta per il sindaco che fino a poche settimane fa dava per fatta l’operazione a 3, rassicurando che la maggioranza sarebbe stata compatta e che il percorso era ormai deciso» è il punto di vista del consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco.

Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona
Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona

«Un castello di carte che è crollato miseramente rendendo evidente l’inconsistenza della maggioranza che lo sostiene. La Lega si conferma inaffidabile per la città di Verona. Ma al di là delle responsabilità politiche c’è il difetto di fondo di consiglieri di amministrazione che decidono sulla base di input politici e non per il bene dell’azienda pubblica che sono stati chiamati ad amministrare, proni alle segreterie di partito più che alla mission aziendale».

«Una politica e un management sano non avrebbero mai permesso che si arrivasse a questo punto, avrebbero fatto fin dall’inizio le cose con la dovuta trasparenza e il dovuto coinvolgimento del socio unico che, lo sottolineiamo, non è il Sindaco ma il Consiglio comunale» sottolinea Bertucco. «Ora, se è vero che la Lega vuole andare alla gara pubblica, ci arriviamo ancor più deboli e più confusi di prima. Il fallimento della politica apre infatti le porte alla privatizzazione di Agsm con logiche conseguenze negative per posti di lavoro e risorse da redistribuire sul territorio».

La trasmissione Verona Live

Michele Croce

Michele Croce

«L’unica cosa naturale, buona e giusta da fare. Amalgamate le strutture si potrà guardare al futuro con grande serenità, per cogliere nuove opportunità partendo dai territori vicini: l’asse del Brennero ed il Triveneto» dice l’ex presidente di Agsm Michele Croce.

«Non posso nascondere una personale soddisfazione: la mia voce, solo una anno fa del tutto isolata, oggi è diventata un coro. Rimangono tuttavia i cocci, che tradotti sono soldi e tempo buttati, di un sindaco che non ha esitato a fare fuori un presidente pur di tentare il vicolo illegale e senza uscita della fusione con Milano».

Lega

«Grande soddisfazione per una giornata storica per le città di Verona e Vicenza. Da tanti anni si parla di un’aggregazione tra Agsm e Aim e finalmente grazie alla Lega di Verona e di Vicenza, sempre in contatto su questa partita, è arrivato l’atteso risultato, certamente un passo concreto che va nella giusta direzione. Un passo fondamentale per due aziende che hanno il duplice obiettivo comune di competere sui mercati e al tempo stesso di essere al servizio dei propri territori». Così il commissario della Lega di Verona Nicolò Zavarise.

nicolò zavarise
Nicolò Zavarise, assessore al Commercio del Comune di Verona

«Siamo favorevoli a percorsi di crescita e sviluppo, lo diciamo da tempo e oggi l’abbiamo dimostrato – spiega Zavarise -. Ci siamo però arrivati con inutile ritardo purtroppo perché il percorso intrapreso non è stato lineare ed è stato più tortuoso di come dovrebbe essere quando c’è di mezzo un’azienda pubblica. Decisioni imposte e mai condivise hanno infatti segnato il percorso fin dall’inizio, per questo motivo riteniamo che oggi sia anche stata salvata la cassaforte di Verona e sia stato scongiurato il pericolo di perdere definitivamente il controllo della società».

«Il problema delle ultime concitate settimane non è politico, il problema non è nemmeno Milano o A2a. Il problema è dover decidere del futuro degli asset strategici di Verona a scatola chiusa. Nella valutazione delle possibili aggregazioni tra Agsm e altri potenziali partner sono state commesse clamorose lacune: mancato coinvolgimento dei componenti del consiglio di amministrazione, esclusione dei dirigenti, mancata trasparenza, delibere improvvisate. E, non da ultimo, tentativi al limite dell’intimidatorio messi in atto da chi, alla vigilia di voti decisivi, richiamava le responsabilità personali, quasi fosse una colpa difendere l’azienda ed opporsi al percorso preconfigurato che per noi oggi va ritenuto definitivamente concluso. Qualcuno ha voluto farne una questione politica quindi per nascondere tanti errori e mancanze dal punto di vista amministrativo».

«Il nostro auspicio è che ora tutti si concentrino sulla gestione e sulla corretta valorizzazione dell’azienda e che la futura ricerca di eventuali partner passi tramite procedure ad evidenza pubblica e sia frutto di strategie largamente condivise con l’unico obiettivo di lavorare per Verona».

Traguardi

«Il grande progetto di aggregazione si scioglie come neve sotto il sole delle divisioni politiche della maggioranza» dice Tommaso Ferrari, consigliere comunale di Traguardi, «con partiti come la Lega interessati a proteggere più le proprie posizione di potere che il valore dell’azienda, e un Sindaco incapace di fare valere la propria strategia subendo lo smacco dell’astensione di del presidente Finocchiaro, in dissenso con la linea del Comune».

Tommaso Ferrari
Tommaso Ferrari

«L’ennesima gestione pasticciata, irrispettosa del bene dell’azienda e dell’interesse della città, risolta con l’illusione che il palliativo dell’accordo con Vicenza possa garantire un futuro a Verona, mentre sarà solo una boccata (breve) d’ossigeno».

Prosegue Ferrari: «Se in questi anni Sboarina avesse ascoltato chi chiedeva la ricerca del partner attraverso meccanismi di mercato, maggior condivisione con il consiglio comunale ed un percorso lineare, non avrebbe soltanto saldato tutta la città intorno a un progetto comune su Agsm, disinnescando i ricatti politici dei suoi alleati, ma avrebbe anche garantito all’azienda il rilancio e la strategia industriale di cui ha bisogno. Ora invece, ancora una volta, dovremo ricominciare da capo dopo aver sprecato tempo, denaro e anche la pazienza dei veronesi, che si sta progressivamente esaurendo».