Agricoltura: tasse sull'acqua? Dubbi in Regione

VERONA – Tutti sanno che l’acqua è un bene prezioso, ma soprattutto, al pari di molte altre risorse che la natura ci mette a disposizione, molto scarso. E chissà cosa accadrebbe se anche l’acqua, in particolare quella ad uso agricolo, venisse tassata.

In realtà, non si tratta di una mera supposizione, ma di una vera e propria proposta avanzata da Lars Thunell, vicepresidente della International Finance Corporation. Il noto cittadino svedese ha definito la scarsità dell’acqua un grave problema, che deve essere affrontato seriamente da parte dei governi di tutto il mondo.
«Dobbiamo riconoscere che una certa quantità d’acqua al giorno è un diritto umano. Ma dobbiamo ricordare che solo circa l’1,5 per cento di tutta l’acqua viene utilizzata per tali fini» ha dichiarato Thunell. Di conseguenza, si rivelerebbe necessario introdurre delle tasse al fine di regolarizzare la gestione del restante 98,5 per cento delle risorse idriche che vengono utilizzate per altri scopi, come il settore agricolo e quello industriale.

La proposta non sembra però incontrare molte approvazioni. «La nostra è una strana epoca, nella quale c’è bisogno di un pronunciamento delle Nazioni Unite per dire che l’acqua è una risorsa irrinunciabile per l’umanità e dunque un suo diritto. Mi sfugge invece come possano organismi della Banca Mondiale partire da questo presupposto per ipotizzare una tassa anche sull’acqua utilizzata dall’agricoltura, che francamente ritengo a sua volta una risorsa irrinunciabile e un diritto per tutti i popoli» commenta l’assessore all’Agricoltura del Veneto Franco Manzato. Parole che fanno tirare un respiro di sollievo ai tanti agricoltori veneti, in particolare a quelli che da tempo lottano contro la scarsa presenza d’acqua nel loro territorio. È il caso per esempio della Lessinia, a cui una tassa su una risorsa così preziosa causerebbe non poche difficoltà.

«Credo che ci sia un nodo fondamentale da affrontare e risolvere» sostiene Manzato «e cioè di chi sono le risorse irrinunciabili dell’umanità. Dei governi, di nessuno come il mare aperto, di chi è proprietario del terreno dove si trovano? Ritengo che la risposta più ovvia è che, essendo dell’umanità, non possano essere di qualcuno in particolare, ma debbano essere regolate secondo criteri e finalità collettive e sicuramente non a scopo di lucro di qualcuno che non sia limitato al legittimo profitto per gli investimenti necessari alla conservazione e distribuzione della risorsa stessa».

L’assessore sottolinea inoltre che non è possibile equiparare l’utilizzo dell’acqua in agricoltura a quello di altre attività ed aggiunge:«l’acqua per la produzione agricola costituisce un binomio con quest’ultima: razionalizziamola, razioniamola se, dove e quando necessario, ma pensare che sia equiparabile a lavare un’automobile o innaffiare un giardino è profondamente e culturalmente sbagliato».

Jessica Ballarin