Agricoltura in allarme, preoccupano costi e speculazioni

Non manca cibo, ma i prezzi dei cereali volano. Il presidente del Veneto Zaia tuona contro la «speculazione». Gli agricoltori intanto sono in difficolta con i costi alle stelle delle operazioni nei campi, a causa del caro gasolio.

tecnologia in agricoltura

La guerra in Ucraina – è ormai noto – ha acuito una crisi delle materie prime e un caro prezzi già in atto. In molti settori dell’economia. Non ne è esente il settore agricolo, alla base dell’industria agroalimentare italiana e con un deciso impatto sulla spesa delle famiglie italiane.

Volano i costi dell’energia e anche i prezzi dei prodotti importati. Il caro carburanti, con il balzo dei prezzi del gasolio agricolo, ha fatto esplodere i costi orari delle lavorazioni agromeccaniche dei terreni, cresciuti dal 25% al 100%. Sul fronte dell’importazione, in particolare dei cereali, un’analisi di Veneto Agricoltura mette in evidenza dei valori gonfiati, che sembrano indicare una speculazione in atto. O almeno così la vede il presidente del Veneto Luca Zaia, che commentando il report la mette proprio in questi termini.

L’analisi di Veneto Agricoltura sui prezzi del cibo

Luca Zaia profughi
Luca Zaia

«Da un’analisi che ha condotto la Regione Veneto emerge che, viste le ridotte dimensioni del nostro import-export agroalimentare con Russia e Ucraina, attualmente non risulterebbe una mancanza di prodotto» afferma il presidente Zaia. «Quello che invece mi preoccupa è l’andamento dei prezzi, figlio solo di speculazione: dallo scoppio del conflitto, le quotazioni alla borsa merci di Bologna, emerge che il mais costa il 40% in più, il frumento tenero segna +24%, il sorgo +24,6% e la soia fa +17%».

«Le autorità internazionali, che dovrebbero regolare l’efficienza dei mercati dai quali dipendono i prezzi locali, come mai non intervengono per fermare quella che è evidentemente solo speculazione?» attacca Zaia.

A livello Italia le importazioni complessive provenienti dai due Paesi in guerra non raggiungono il 4% del valore, mentre le esportazioni non superano il 2% del totale. Per il Veneto le percentuali si riducono ulteriormente, visto che le importazioni agroalimentari dai due Paesi costituiscono appena lo 0,3% del valore totale importato (dati 2020). Tuttavia, per alcuni prodotti la quota delle importazioni raggiunge livelli considerevoli: è il caso dei semi di lino, di cui la nostra Regione importa una quota del 58% del totale dalla Russia, del sorgo (25,4%) e dei semi di girasole (8,3%) ucraini.

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«Se per ora fortunatamente non c’è un allarme cibo, c’è però un allarme prezzi», puntualizza il presidente Zaia. «Le tensioni sui mercati globali delle principali commodities agricole si stanno facendo sentire anche a livello Italia, con un incremento dei listini e di conseguenza un aumento dei costi di approvvigionamento, sia che questi avvengano con prodotto interno, sia con quello proveniente da altri Paesi».

«Sommando queste impennate di prezzo a quelle già registrate lo scorso anno – conclude il Governatore veneto – è facile prevedere ulteriori difficoltà per gli allevamenti zootecnici da latte e da carne. Se a questi rincari aggiungiamo l’incremento dei costi energetici, che sta già colpendo le produzioni in serra di orticole e floricole, è chiaro che il futuro non è roseo. Lo dico da settimane e lo ripeto: bisogna rivedere le priorità del Pnrr e la Pac in Europa, vanno aiutati con ristori coloro che hanno subito fermi produzione o cali di fatturato. Senza sovranità alimentare ed energetica, la ripresa è a rischio».

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Il caro carburanti allarma gli agricoltori

I costi orari delle lavorazioni agromeccaniche dei terreni – a causa del caro carburanti – sono cresciuti dal 25% al 100%, per le normali operazioni nei campi come aratura, rullatura, erpicatura, raccolta e altre lavorazioni, in una situazione in cui l’Italia deve aumentare la produzione nazionale di cibo con almeno un milione gli ettari in più da coltivare da nord a sud per garantire le forniture alle famiglie. È l’allarme di Coldiretti e Apima Verona, la confederazione degli agromeccanici, in riferimento alla corsa dei prezzi dell’energia, dal gasolio all’elettricità dal gas alla benzina, che pesa dai campi alle tavole degli italiani, passando per logistica e trasporti.

Una emergenza proprio nel pieno delle semine primaverili necessarie alla provincia veronese per garantire la produzione di mais, girasole e soia per l’alimentazione degli animali mentre in autunno le lavorazioni serviranno per il grano duro per la pasta e quello tenero per la panificazione, in una situazione sugli scaffali arrivano i primi razionamenti per le difficoltà all’importazione derivate dalla guerra in Ucraina.

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Alex Vantini
Alex Vantini

«Bisogna intervenire sul caro gasolio che rischia di fermare i trattori nelle campagne aumentando la dipendenza dall’estero per l’importazione di prodotti alimentari» afferma il presidente di Coldiretti Verona Alex Vantini nel sottolineare che «l’Italia deve puntare ad aumentare la propria produzione di cibo recuperando lo spazio fino a oggi occupato dalle importazioni che, come dimostrano gli avvenimenti degli ultimi anni, sono sempre più esposte a tensioni internazionali e di mercato che mettono a rischio la sovranità alimentare del Paese».

«Nella programmazione a lungo termine diviene necessario creare sinergie tra le risorse della Pac e quelle del Pnrr che puntino a rafforzare la ricerca in campo agricolo, diffondere le tecniche di agricoltura di precisione e conservativa, provvedere a infrastrutture logistiche per ridurre tempi e costi, anche ambientali, dei trasporti, costruire bacini per l’accumulo dell’acqua, sperimentare subito in pieno campo le TEA», afferma il Presidente di Apima Verona Gianni Dalla Bernardina nell’evidenziare che si tratta di «interventi che la Confederazione da tempo pone sui tavoli di lavoro e che vanno di pari passo con il riconoscimento del ruolo degli agromeccanici all’interno della filiera agricola».

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