Aggressioni in carcere e ingresso illecito di cellulari: la denuncia dei sindacati
«L’ingresso illecito di cellulari negli istituti è ormai un flusso continuo». Lo denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che fa riferimento anche all’ultimo episodio registrato nel carcere di Verona dove «è stato sequestrato uno smartphone e relativi accessori in una stanza occupata da due detenuti, uno italiano e l’altro straniero, che avevo entrambi in uso il telefonino».
La perquisizione ha avuto anche un epilogo violento: «Al momento dei controlli in cella, uno dei due detenuti ha aggredito un poliziotto e solo grazie all’intervento di altro personale non si sono avute conseguenze gravi. Un plauso va ai colleghi della Polizia Penitenziaria che hanno condotto l’operazione, che operano sempre con estrema grande professionalità deontologica, preparazione e abnegazione, mettendo anche a rischio la propria incolumità».
Capece torna anche a sollecitare l’adozione di nuovi e urgenti provvedimenti per inibire l’uso di strumentazioni tecnologiche nelle sezioni detentive. «Non si contano più i rinvenimenti e i sequestri di questi piccoli apparecchi. Le vie d’ingresso diventano molteplici, non ultima anche quella aerea a mezzo droni che sempre più spesso vengono avvistati e intercettati – ha aggiunto Capece -. La cosa grave è che denunciamo queste cose ormai da più di dieci anni e nessuno ha ancora fatto qualcosa. Tra l’altro, è assurdo che gli apparecchi per accertare la presenza dei telefoni cellulari non vengano usati nelle celle, ma durante lo svolgimento delle prove d’esame scritte del personale di polizia che ambisce ad acquisire il grado superiore. È una vergogna», aggiunge il leader del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria.
«Le donne e gli uomini del Corpo sono quotidianamente impegnati nell’attività di contrasto all’introduzione di telefoni cellulari ed alla diffusione della droga nei penitenziari per adulti e minori. E nonostante la recente previsione di reato, nel Codice penale, per ingresso e detenzione illecita di telefonini nelle carceri, con pene severe che vanno da 1 a 4 anni, il fenomeno non sembra ancora attenuarsi. Vanno adottate soluzioni drastiche come la schermatura delle sezioni detentive, delle celle e degli spazi nei quali sono presenti detenuti, all’uso dei telefoni cellulari e degli smartphone».
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Carcere di Verona, a gennaio il primo tavolo di lavoro guidato dal Comune
È convocato per gennaio 2024 il tavolo di lavoro voluto dall’Amministrazione comunale con focus sul carcere di Verona. Alla luce dei recenti casi di detenuti suicidi all’interno della struttura, si cercherà di capire bisogni e urgenze della Casa Circondariale al fine di trovare soluzioni idonee.
Al tavolo sono stati invitati il Capo Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Giovanni Russo, la direttrice della Casa Circondariale di Montorio Francesca Gioieni e il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale don Carlo Vinco. Per il Comune ci saranno gli assessori alle Politiche sociali Luisa Ceni, alla Sicurezza Stefania Zivelonghi e al Terzo settore Italo Sandrini.
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