Aeroporto Catullo e Save, le difficoltà animano il dibattito

Aeroporto Catullo: Giorgio Pasetto critica l'operato di Save, mentre secondo Alberto Bozza «non è Save il problema, ma la mancanza di investimenti dei soci pubblici, compresi i veronesi».

Giorgio Pasetto e Alberto Bozza
Giorgio Pasetto e Alberto Bozza

Pubblicati pochi giorni fa i dati del traffico 2020 negli aeroporti del sistema Nord-Est. Un anno tragico per il trasporto aereo, causa pandemia, durante il quale sono stati registrati cali oltre il 70 per cento rispetto al 2019. Da tempo uno dei temi al centro del dibattito politico, sono varie le visioni sulla responsabilità di Save, la società che gestisce Venezia e Treviso e che dal 2014 è entrata nel capitale societario degli aeroporti di Verona e Brescia.

Giorgio Pasetto
Giorgio Pasetto

Giorgio Pasetto, presidente di Area Liberal, già consigliere comunale, punta il dito contro Save: «I numeri ci dicono che da oltre 5 anni Save sta operando un ridimensionamento sullo scalo, rendendolo una succursale, di secondo livello, di Venezia. Chi sostiene che la Catullo SpA è stata “salvata” da Save, dovrebbe andare a leggere il bilancio 2014 dell’aeroporto, dove si può verificare che la società era stata ristrutturata e che quindi a quel punto erano necessari investimenti di rilancio, proprio quello che avrebbe dovuto fare Save, ma che purtroppo non ha fatto in qualità di socio industriale».

«In più di 5 anni non sono stati fatti investimenti migliorativi, è facile constatare, anche solo guardando al terminal partenze, che è rimasto un capannone industriale degli anni ‘60» commenta Pasetto.

La pensa diversamente il consigliere regionale di Forza Italia Alberto Bozza: «Più che un muro contro muro improduttivo contro Save, che finanziariamente ha rimesso in piedi un Catullo che stava fallendo, serve un cambio di passo dei soci pubblici, in primis quelli veronesi; quindi l’attuazione del piano di sviluppo che preveda investimenti corposi e possa così rafforzare la compagine pubblica veronese nella governance dell’aeroporto».

«Fatto salvo un principio – continua Bozza – che Verona rimanga ancorata al sistema aeroportuale veneto per non soccombere, come si è rischiato in passato, a quello lombardo. Save dalla sua ha l’esperienza e la capacità manageriale di settore e i dati positivi lo attestano».

Con altri termini, anche Pasetto richiama l’attenzione dei veronesi, in particolare della politica: «Se la valutazione deve essere fatta sui numeri, i risultati di crescita passeggeri, mostrano che negli ultimi 5 anni quello di Verona è stato lo scalo che è cresciuto meno rispetto a Venezia, Treviso, Bologna e Bergamo. Adesso è indispensabile una visione, ovvero un progetto di sviluppo futuro. In primis la politica veronese, deve prendere in mano la situazione e pensare quanto importante è l’aeroporto per il rilancio post Covid della nostra città».

Alberto Bozza
Alberto Bozza

Dice Bozza: «In questi tre anni e mezzo si è perso tempo e si è preferito temporeggiare con continue proroghe dei patti parasociali, rimandando ogni volta il tema dirimente degli investimenti, cioè di chi mette i soldi per rilanciare lo scalo veronese. In particolare il Comune con il Sindaco Sboarina si è distinto per immobilismo: ha indicato un falso nemico come Save per costruirsi l’alibi perfetto, nel frattempo è mancato al suo dovere, cioè creare una cabina di regia tra i soci pubblici per rafforzare Verona all’interno della governance del Catullo».

Conclude Bozza: «Il problema dunque non è Save, che ha salvato Verona, ma rafforzare la presenza dei soci pubblici veronesi per poter pesare di più. Ma per questo ci vogliono i soldi e dopo tre anni e mezzo ancora non si capisce chi dei soci pubblici li mette. Il socio privato, cioè Save, invece ha già dato la disponibilità a farlo, nel frattempo però tutto è rimasto bloccato».

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