ADOA e DIMI, siglato l’accordo quadro di studio

Il multiforme mondo votato alla missione “del prendersi cura” promosso da ADOA, si arricchisce di un nuovo accordo quadro di studio e ricerca con il Dipartimento di Ingegneria per la Medicina di Innovazione (DIMI) dell’Università degli Studi di Verona, nato nel 2023 proprio con l’obiettivo di promuovere didattica e ricerca nell’ambito della progettazione e dello…

Il multiforme mondo votato alla missione “del prendersi cura” promosso da ADOA, si arricchisce di un nuovo accordo quadro di studio e ricerca con il Dipartimento di Ingegneria per la Medicina di Innovazione (DIMI) dell’Università degli Studi di Verona, nato nel 2023 proprio con l’obiettivo di promuovere didattica e ricerca nell’ambito della progettazione e dello sviluppo di sistemi tecnologici per la cura delle persone.

Un accordo che non ha tardato a dare frutto. Il 15 febbraio ha preso avvio, infatti, il progetto “UNISCO: un ecosistema intelligente a supporto del co-housing di persone fragili” che è stato finanziato con circa 250 mila euro dalla Regione Veneto tramite il Fondo Sociale Europeo in sinergia con il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale FSE+ 2021-2027.

Il progetto UNISCO intende definire, implementare e valutare un modello coesivo e inclusivo dell’abitare per persone fragili, supportato da un ecosistema tecnologico innovativo strettamente integrato con protocolli di intervento sociosanitari, permettendo di creare una vera e propria digital twin per la cura, il benessere, e la promozione dell’autonomia delle persone vulnerabili. 

Il progetto, coordinato dal DIMI, vede la partecipazione di un ampio ventaglio di partner provenienti dall’ambito sociosanitario, sia pubblico che privato, che dal mondo industriale. Sono partner del progetto, infatti, tre enti del terzo settore associati ad ADOA (la Fondazione Gobetti che ospiterà presso la propria sede a San Pietro di Morubio anche un presidio permanente di formazione e ricerca dell’Università, la Piccola Fraternità Porto Legnago e la Piccola Fraternità Lessinia), la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Verona (responsabile della definizione dei protocolli di intervento), l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona (che partecipa con lo Healthy Aging Center e le UOC di Geriatria, Neurologia B, e Neuroriabilitazione), l’Azienda ULSS9 Scaligera (per la definizione di un modello socioassistenziale che favorisca la domiciliarità), le imprese System Impianti srl ed EDALAB srl (attive nello sviluppo di impianti domotici e soluzioni basate su Internet of Things per lo smart living).

«La segreteria di ADOA in sinergia con il tavolo formazione cultura ed innovazione ADOA coordinato dal prof. Giorgio Mion ha stimolato alcune importanti realtà della provincia di Verona aderenti ad ADOA e che si prendono cura delle persone vulnerabili sviluppando sinergie di rete, sia a livello domiciliare che in strutture protette accreditate con il SSN, di sviluppare con l’Università degli studi di Verona, l’ULSS9 e l’Azienda Ospedaliera Universitaria integrata percorsi di stretta collaborazione per rendere la vita delle persone con bisogni speciali sempre più autonoma e desiderabile, in particolare con riferimento alla possibilità di compiere scelte abitative e lavorative connotate da un buon grado di autonomia ed indipendenza personale. – ha spiegato l’Avv. Tomas Chiaramonte, segretario generale di ADOA – Ciò sta per realizzarsi anche grazie all’implementazione di una rete diffusa di luoghi abitativi abilitanti e laboratori “protesici”, strettamente collegati a servizi socio-sanitari territoriali già attivi e presidiati che, anche grazie all’uso della tecnologia, riescono a garantire supervisione, custodia e monitoraggio della persona e delle sue necessità, anche da remoto».  

«Sono particolarmente soddisfatto dell’accordo sottoscritto con ADOA perché ci consente, come università di rimettere a fuoco tre aspetti fondamentali che dovrebbero sempre animare il nostro lavoro di didattica, ricerca a terza missione: la libertà, perché l’università è il luogo della libertà e con questo progetto potremo dare maggiore libertà alle persone che vivono situazioni di fragilità; – afferma prof. Michele Milella, direttore del dipartimento di ingegneria per la medicina di innovazione – l’empowerment che ci permette di crescere, sia come individui che come relazioni di rete con realtà così importanti come quelle aderenti ad ADOA; la centralità della persona, uno slogan spesso abusato, ma che in questo progetto prende concretezza ed oggettività». 

Conclude il vescovo Domenico Pompili: «Questo accordo quadro mi pare costituisca una concreta realizzazione di quel sogno che talora sembra attraversare la nostra società: quella sorta di passaggio dalla “medicina dei bisogni” alla “medicina dei desideri”. In alcuni casi questo passaggio genera dei cortocircuiti in quanto non tutti i desideri possono essere esauditi, ma in questo caso si pongono le basi per permettere che si realizzi un desiderio molto radicato in ognuno di noi e cioè quello di poter essere curati a casa propria, di non dover necessariamente sradicarsi – nel momento del bisogno – da quello che non è soltanto un contesto fisico ma è il mondo degli affetti ed il luogo della propria identità più segreta. Perciò saluto con piacere questo accordo che certamente non realizza in pieno questo desiderio, ma che lo rende possibile, quantomeno in molti aspetti. Ringrazio per questo l’Università ed in particolare il Dipartimento di ingegneria per la medicina di innovazione e soprattutto ADOA, che attraverso questo accordo conferma di essere un soggetto che interagisce con tutto il territorio attivandone le risorse migliori e dimostrando così una capacità generativa ben al di là delle attività che ci si aspetterebbe da una associazione di rete quale essa è».

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