Accoglienza, casa e lavoro: tre tavoli in Prefettura

Oggi nel Veronese quasi il 90% degli immigrati richiedenti protezione internazionale si trova nei CAS, gestiti dalla Prefettura, che però dovrebbero occuparsi solo di una prima accoglienza provvisoria.

Donato Cafagna, prefetto di Verona interdittiva antimafia
Donato Cafagna, prefetto di Verona

Dopo gli ultimi arrivi di immigrati, assegnati alla provincia di Verona nel quadro del piano nazionale di riparto, il Prefetto Donato Cafagna ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio Territoriale per l’immigrazione per rafforzare ed ampliare la rete di accoglienza dei Centri Straordinari (CAS) gestiti dalla Prefettura e dal Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) di competenza degli Enti locali.

L’obiettivo è quello di lavorare, insieme ai Comuni e agli altri attori del settore pubblico e del volontariato sociale, per rendere più equilibrato il rapporto tra le due tipologie di accoglienza considerato che oggi sono 117 i CAS in provincia che accolgono 89,12% degli immigrati contro i 3 progetti SAI che ospitano solo il 10,88 %.

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Sul piano dell’accoglienza, si è convenuto sulla necessità di svolgere ogni possibile iniziativa mirata ad ampliare la disponibilità di posti nell’ambito della locale rete SAI dei Comuni, sia al fine di far fronte al trend in aumento degli arrivi sia per riequilibrare il sistema provinciale di accoglienza dei migranti, tenuto conto che i CAS, per espressa previsione normativa, garantiscono la prima provvisoria assistenza mentre l’accoglienza andrebbe assicurata nelle strutture del SAI.

Sotto il profilo dell’autonomia abitativa degli immigrati, è stata condivisa l’esigenza di costruire percorsi di supporto e accompagnamento in favore dei cittadini stranieri presenti e attivi sul territorio che faticano a trovare idonee soluzioni alloggiative. Accanto alle disponibilità rinvenibili nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica, sono emerse esperienze di cosiddetto “housing sociale“, gestite e finanziate privatamente e destinate a cittadini stranieri usciti dal circuito dell’accoglienza, che possono essere ulteriormente implementate, anche attraverso soluzioni di partenariato con il settore pubblico.

Altra possibile direttrice di intervento consiste nell’agevolazione dell’incontro tra domanda e offerta alloggiativa nel mercato immobiliare privato, ad esempio per mezzo di apposite forme di garanzia, anche finanziaria, da prestare a beneficio dei cittadini stranieri/conduttori nei rapporti con i proprietari/locatori.

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Considerata, infine, la centralità della dimensione lavorativa, intesa quale principale motore di integrazione sociale dei cittadini stranieri, è stato individuato l’obiettivo di potenziare le azioni tese a favorire l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, anche replicando o estendendo esperienze virtuose già sperimentate in questo o in altri ambiti provinciali. In particolare, si tratta, da un lato, di far emergere le competenze lavorative già esistenti tra i cittadini stranieri attivi, dall’altro di sviluppare capacità e abilità in linea con le richieste del mercato del lavoro, attraverso mirate opportunità formative.

Alla luce di quanto sopra si è deciso di costituire tre tavoli operativi coordinati dalla Prefettura sui temi dell’accoglienza dei richiedenti asilo, dell’abitare post-accoglienza, del lavoro, ai quali contribuiranno la Regione, la Provincia, i Comuni, a partire dal capoluogo, la Caritas Diocesana, la Direzione Territoriale del Lavoro, l’Ufficio Scolastico provinciale, la CCIAA, le Associazioni di categoria e datoriali, i Sindacati, gli Enti bilaterali il CIR ONLUS, il CESTIM, le altre realtà del volontariato sociale attive nell’ambito dell’assistenza ai migranti.

«Già nei prossimi giorni – ha dichiarato il Prefetto – partiranno i lavori dei tavoli, tenuto conto che le ultime procedure negoziate di gara per 200 posti sono risultate, finora, infruttuose nonostante la rimodulazione degli importi a base d’asta. Occorre – ha proseguito – elaborare strategie e soluzioni condivise con l’obiettivo di assicurare un più rapido turn-over nei CAS incrementando le disponibilità di posti destinati all’accoglienza e promuovendo l’integrazione socio-territoriale e l’autonomia abitativa degli immigrati già presenti sul territorio»

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