Abolizione Ordine giornalisti. Rotta: “Crimi vuole la diffusione di bufale”

Fa discutere l’uscita del sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’informazione e all’editoria Vito Crimi (M5S), il quale durante la sua audizione di ieri in Commissione Cultura della Camera ha annunciato che il governo valuterà ad ottobre, dopo il processo di autoriforma in corso, se “si deciderà di abolire l’ordine dei giornalisti”. Tre le prime reazioni c’è quella di Alessia Rotta, giornalista e vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico che parla di volontà di diffondere liberamente notizie false, le cosiddette bufale.

«Il sottosegretario Crimi si chiede che senso abbia l’Ordine dei giornalisti oggi. Evidentemente per lui nessuno, se non quello, minaccioso per i 5 stelle e per il governo, di ostacolare la diffusione di bufale e di garantire la corretta informazione alle cittadine e ai cittadini italiani – dichiara la parlamentare veronese – Nella scorsa legislatura abbiamo operato una riforma radicale che ha portato a rivedere la rappresentanza giornalistica nell’ordine professionale proprio perché acquisti autorevolezza ed efficacia nel tutelare una professione, che è presidio ineludibile della democrazia moderna».

«Ha senso ancora che l’Ordine dei giornalisti esista?  Ha svolto la funzione che dovrebbe avere?» aveva detto ieri in Commissione Vito Crimi, il quale aveva convocato un incontro de visu con i nuovi vertici dell’Ordine dei giornalisti per cercare un confronto su questa riflessione: «Anziché fare subito un decreto di abolizione dell’Odg – ha sottolineato Crimi – ho avuto l’accortezza di incontrare i nuovi vertici. La mia prima preoccupazione è stata quella di attendere questo processo di autoriforma generale che stanno cercando di mettere in atto. Una proposta ad ampio raggio che non riguarda solo la governance ma anche l’accesso alla professione. Mi dicono che a ottobre questi interventi dovrebbero essere proposti a seguito di questo faremo le nostre valutazioni se ancora ci sono i presupposti per abolire l’Ordine del giornalisti».

«La convocazione dei vertici dell’Ordine – ha commentato Alessia Rotta – suona come un avviso minaccioso più che un vero desiderio di collaborare per migliorare una professione troppo spesso svilita proprio da chi Crimi rappresenta».

PER SAPERNE DI PIU’

La professione di giornalista in Italia è regolata da una legge dello Stato: la legge 3 febbraio 1963 n. 69. Questa legge prevede che l’attività giornalistica è un’attività intellettuale a carattere professionale, caratterizzata quindi da quell’elemento di “creatività” che fa del giornalista non un impiegato o un operatore esecutivo, ma, appunto, un professionista. La legge riconosce poi la rilevanza sociale del giornalismo e impone, a chi lo eserciti in forma professionale, di iscriversi obbligatoriamente in un Albo dettandone condizioni e modalità; tutto ciò, soprattutto a garanzia della pubblica opinione e del lettore che è il destinatario dell’informazione.

Dopo vari tentativi falliti o non completi di istituire un ordine professionale, fu l’allora ministro veronese di Grazia e Giustizia, on. Guido Gonella, nel 1959, dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri, a presentare alla Camera il disegno di legge n. 1563 sull’ordinamento della professione giornalistica. Le ripetute sollecitazioni della Federazione della Stampa, in particolare i documenti approvati al Congresso di Sorrento del ’62, ebbero l’effetto di imprimere ai lavori della Commissione un ritmo più accelerato, tanto che il disegno di legge fu approvato all’unanimità e con il voto favorevole di tutti i gruppi della Camera in sede legislativa dalla Commissione il 12 dicembre 1962 e trasmesso cinque giorni dopo alla presidenza del Senato. Il disegno di legge fu infatti esaminato, sempre in sede legislativa, dalla Commissione del Senato e, in una sola seduta, il 24 gennaio 1963, ottenne l’approvazione definitiva.

http://www.odg.it/ordinamento