A Verona c’è uno spazio di ascolto e aiuto per gli uomini violenti

Esiste a Verona uno Spazio ascolto dedicato agli uomini che agiscono in maniera violenta, al fine di accompagnarli in un percorso psicologico gratuito per aiutarli a gestire la rabbia. Questa mattina l'assessora Francesca Briani in diretta streaming ha fornito gli ultimi aggiornamenti sul servizio.

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Uomini, tra i 20 e i 50 anni, lavoratori, con un livello d’istruzione medio, ma in difficoltà nel gestire rabbia e aggressività. Alcuni con dipendenza da alcol o sostanze stupefacenti. È questo il profilo delle persone che accedono allo Spazio ascolto del Comune di Verona dedicato agli uomini che agiscono in maniera violenta.

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Lo sportello gratuito ha come obiettivo l’interruzione della violenza familiare con percorsi mirati alla responsabilizzazione e al cambiamento. Un servizio importante che, negli ultimi due anni, ha visto crescere gli accessi, soprattutto per via giuridica. Nel 2020, infatti, il 20% degli uomini ha contattato lo sportello autonomamente, l’80%, invece, è stato inviato dal Tribunale a seguito di reati di maltrattamento familiare o con sospensione condizionale della pena subordinata al percorso riabilitativo.

Tutti possono accedere al servizio, in modo volontario o inviati da conoscenti, servizi territoriali, Forze dell’Ordine o Tribunale. Chiamando il numero 333 9313148, è possibile lasciare il proprio recapito alla segreteria telefonica per essere richiamati. Viene fissato un primo colloquio per valutare l’idoneità e la motivazione personale, dopodiché la persona viene sottoposta a tre incontri di diagnosi e, infine, al percorso psicologico di un anno, individuale o di gruppo. Nel frattempo anche la partner viene avvisata e informata dei servizi a disposizione per le donne vittime di violenza del Centro Petra. Al termine del percorso vengono effettuati incontri di verifica a 3, 6 e 12 mesi. L’ultimo praticamente dopo un anno dalla fine dell’iter. Avere più informazioni è semplice, basta inviare una mail all’indirizzo spazio.uomini@comune.verona.it.

Da luglio 2013, quando lo sportello ha aperto, ad agosto 2021, sono stati 313 i contatti registrati, praticamente una media di tre al mese. Ben 178 i casi seguiti, 1850 i colloqui effettuati e 182 gli incontri di gruppo portati a termine.

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Questa mattina, in diretta streaming, hanno fornito gli ultimi aggiornamenti l’assessore alle Pari opportunità Francesca Briani, lo psicoterapeuta e psicologo clinico Andrea Pasetto della cooperativa che affianca il Comune nell’erogazione dei servizi di contrasto alla violenza. Presenti anche Rosa Lovati, funzionaria del settore Pari opportunità, e Paola Zanchetta, dirigente dell’area Servizi sociali e alla persona.

«Invitiamo gli uomini che si trovano in difficoltà a rivolgersi ai nostri servizi perché il Comune è impegnato in prima linea nell’abbattere il muro della violenza e arginare questo terribile fenomeno – ha detto l’assessore Briani -. Ancora troppe donne muoiono per mano di compagni e partner, e i fatti efferati delle ultime settimane sono preoccupanti. Per questo vogliamo rimarcare l’esistenza di questo servizio importante, perché gli uomini violenti possono trovare un aiuto gratuito. Chiamate e fatevi avanti, troverete un sostegno psicologico per imparare a gestire i sentimenti negativi. Verona è stata la seconda città d’Italia, dopo Modena, a istituire questo sportello, oltre ad avere un centro attivissimo per le donne vittime di violenza. Petra, nato nel 2004, offre numerosi servizi e risposte 24 ore su 24, soprattutto nell’emergenza. Vogliamo che uomini e donne siano consapevoli che fermare quest’onda di violenza è possibile, devono solo farsi aiutare».

«Quello che abbiamo visto in questi anni è che se arrivano uomini motivati al cambiamento, con un percorso di questo tipo riusciamo a interrompere la violenza – ha aggiunto Pasetto -. Dopo gli incontri che mediamente durano un anno, nessuno viene lasciato solo. Ci sono verifiche mirate a controllare se la persona è in grado di gestire nel tempo i propri stati emotivi. La prima dopo 3 mesi, la seconda a 6 mesi e l’ultima a un anno. In questa maniera, teniamo sotto controllo le situazioni che conosciamo, accompagnando gli uomini e le loro famiglie anche una volta terminati gli incontri singoli o di gruppo».

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