A Verona arriva l’Onda Pride. Arcigay: «Parliamo di orgoglio e onestà»
È partita lo scorso fine settimana l’Onda Pride, la grande manifestazione diffusa, cha da dieci anni mette in rete realtà dell’associazionismo, coinvolgendo persone e istituzioni, con lo scopo di affermare diritti, uguaglianza e visibilità per tutte le persone e le individualità, per combattere ogni forma di discriminazione. È partita da Sanremo, in ricordo delle protesta organizzata contro il congresso di sessuologia del ’72 che proponeva di fatto teorie “riparative” per l’omosessualità.
L’Onda Pride quest’anno toccherà almeno quaranta città e, passate le elezioni europee, arriverà a Verona domenica 16 giugno. L’organizzazione sarà a cura dal Comitato Verona Pride 2024, costituito per volontà di Arcigay Pianeta Milk, Rete degli Studenti Medi Verona, Unione degli Universitari Verona, Arci Yanez, Arci Verona, Gasp Odv, che organizzerà nei prossimi mesi, prima del grande corteo finale, eventi e momenti per la comunità, per vivere lo spazio di questa nostra città, anche con il supporto delle altre realtà del territorio che si occupano di diritti civili.
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Il corteo servirà poi per ricordare le lotte portate avanti negli anni per difendere i diritti ottenuti, che ricordiamo non essere eterni come purtroppo sempre più spesso vediamo, per rivendicare quelli ancora da ottenere e mostrare la nostra solidarietà a chi di diritti non ne ha.
Sarà anche un momento di celebrazione, dei corpi, delle emozioni, di tutte le soggettività che in questa società di spazio non ne hanno e per vivere un momento condiviso.
Come ha dichiarato Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay: «Il Pride è una mobilitazione che parla di orgoglio e di onestà, in un Paese in cui i furbi, i bugiardi e gli imbroglioni sembrano avere spesso la meglio. Portiamo ancora una volta nelle strade le nostre vite, le nostre storie, i nostri corpi, perché esserci ostinatamente, occupare a viso aperto lo spazio pubblico, attraversare le nostre città, è un atto politico, non semplice allo stesso modo per tutt3 e in ogni parte del mondo. Ma quell’atto, nella sua perseveranza, impedisce a chi governa, a chi i diritti li riconosce o li nega, di volgere lo sguardo altrove».
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