A Caldiero inaugurata la prima “endopank” dell’Est Veronese

La panchina è la 263esima in Italia e ha come obiettivo quello di sensibilizzare sull'endometriosi. Sulla panchina è stata affissa una targa dotata di QRcode per procurarsi informazioni su questa patologia.

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La piazza di Caldiero ha da sabato 23 marzo una nuova panchina gialla: una “endopark” cioè una panchina per sensibilizzare su una malattia subdola come l’endometriosi.

Con una folta partecipazione in piazza Marcolongo, l’associazione Gi.A.DA. Aps di Verona e l’Amministrazione comunale in collaborazione con l’associazione “La voce di una, la voce di tutte” hanno inaugurato la 263esima “panchina gialla” d’Italia, la prima dell’est veronese e la quinta della provincia.

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Sulla panchina è stata affissa una targa dotata di QRcode, per procurarsi informazioni su questa patologia che, come ha spiegato Michela Manega, tutor dell’associazione “La voce di una, la voce di tutti” colpisce non solo la donna, ma coinvolge anche la coppia e l’intera famiglia.

Dopo i saluti del sindaco Marcello Lovato e dell’assessora Elisa Bonamini, ha preso la parola il dr. Valentino Bergamini, Direttore della Ginecologia B dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, che ha spiegato alle tante persone presenti i rischi dell’endometriosi, quali possono essere i suoi sintomi, anche se in alcuni casi sono difficili da interpretare, nonché le principali caratteristiche della stessa. L’endometriosi è una malattia subdola, che interessa una buona parte del mondo femminile e che può interessare la donna dall’inizio dell’età fertile fino alla menopausa.

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La presidente di Gi.A.DA. Aps Verona, Anna Maria Nalini, ha ricordato che l’associazione è nata con lo scopo di sostenere e promuovere la salute delle donne sostenendole in modo concreto e solidale in tutti i suoi aspetti, offrendo loro il supporto nelle prenotazioni di qualsiasi tipo di visita ed esame nei vari ospedali. Ha ricordato pure l’importanza della nuova legge sull’oblio oncologico: la nuova legge, rispettando criteri scientifici, stabilisce che si è considerati guariti quando sono trascorsi 10 anni dalla fine delle cure, e quindi non si è più tenuti a citare di essere stati malati oncologici nelle varie pratiche che la persona deve sostenere.

Lovato ha ricordato che posizionare la panchina al centro del paese è un segnale forte: «Vuol dire richiamare tutti a ciò che la panchina è: un luogo di incontro e di intimità. La panchina ci ricorda che, di fronte alle difficoltà come una malattia subdola come l’endometriosi, essere uniti come comunità ci aiuta. L’esperienza di Gi.A.D.A. ci insegna infatti che la solidarietà vince anche le malattie».

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