25 aprile fra Liberazione e San Marco, Zaia: «Non c’è pace senza libertà»
Le dichiarazioni di Zaia alla vigilia del 25 aprile
«Settantanove anni fa la nostra Terra ritrovava la libertà, per cui aveva lottato, tra le macerie della seconda guerra mondiale. Un conflitto devastante in cui la dittatura aveva trascinato il Paese in una serie tragica di lutti, dolori e distruzioni». Sono le considerazioni del Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia alla vigilia della festa del 25 aprile, settantanovesimo anniversario della Liberazione dal Nazifascismo, nonché ricorrenza del patrono San Marco.
«La vita nella libertà che è seguita, ha contrassegnato il più grande periodo di progresso sociale e di benessere per la nostra gente. Sul lavoro portato avanti dai nostri genitori e dai nostri nonni abbiamo imparato che non c’è Pace senza Libertà e non c’è Libertà per chi subisce la guerra. Una lezione che parte da fatti storici, ma più che mai attuale oggi che una sessantina di focolai pericolosi minano la pace e la libera convivenza in tutto il mondo. Il 25 aprile deve rafforzare il proprio valore simbolico di patrimonio comune che è necessario mantenere e accrescere con un percorso condiviso».
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«Per noi Veneti – prosegue il Presidente – questo giorno è anche quello dedicato al nostro patrono San Marco, il cui Leone campeggia nella nostra bandiera insieme al suo storico messaggio, rendendola l’unica al mondo che riporta la parola “Pax”: Pace. Questo ci rende orgogliosi e dà un ulteriore significato, per la nostra terra, alla solennità civile in questa importante ricorrenza».
«Chi è caduto per la Libertà è morto per tutti – prosegue il Presidente della Regione del Veneto -. In questo dobbiamo trovare il motivo fondamentale per impegnarsi affinché il 25 aprile sia la festa di tutti: se siamo un paese libero e democratico lo dobbiamo al sacrificio pagato da tanti per garantire quella libertà che è stata sancita dalla nostra Costituzione. Un impegno che è stato rilevante nella nostra Regione perché qui è stata scritta una delle pagine più importanti della Guerra di Liberazione. Un nome per tutti rimane quello di una giovane donna: Tina Anselmi. Di fronte alla tragedia delle impiccagioni nei viali di Bassano dopo i rastrellamenti sul Grappa scelse di diventare la staffetta Gabriella: combatté la Resistenza, fu la prima donna ministro della Repubblica e la madre del Servizio sanitario nazionale».
«Ma un ricordo deve andare anche di coloro, a cominciare da tante altre donne, che silenziosamente hanno sopportato rischi e fatiche, reagendo alle privazioni, alla fame, alle violenze e alle razzie – conclude il Presidente del Veneto -. Nel nostro DNA c’è questa storia che, oggi, in questo momento storico ci impone di rivendicare il valore della Pace e della convivenza civile tra popoli e persone».
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