12 giugno, si vota con la mascherina. E c’è anche il referendum

Mancano pochi giorni al voto in molti comuni d'Italia, tra cui Verona, per il rinnovo del consiglio comunale. In tutti comuni si voterà comunque per il referendum sulla giustizia. Alle urne ci si dovrà recare con mascherina, anche chirurgica, e si potrà votare previa sanificazione delle mani (e delle cabine elettorali). Cinque, invece, i quesiti referendari.

Anche quest’anno, a causa del Covid, le elezioni si svolgeranno secondo regole indicate nel protocollo nazionale di sicurezza. A questi dettami devono attenersi elettori, scrutatori, segretari e presidenti di seggio. Oltre al documento di identità e alla tessera elettorale ci si dovrà recare al seggio indossando la mascherina protettiva che può essere tolta soltanto al momento del riconoscimento con la foto del documento.

Una scheda referendaria (foto d’archivio).

Non è necessaria una Ffp2 ma può andare bene anche una mascherina chirurgica. Per accedere al seggio l’elettore deve igienizzare le mani con il gel idroalcolico che sarà messo a disposizione in prossimità dell’ingresso. Per garantire il distanziamento sociale e prevenire i rischi di contagio l’elettore, dopo essersi recato in cabina, aver votato e ripiegate le schede, deve provvedere a inserirle personalmente nelle rispettive urne. Inoltre sono previste delle sanificazioni dei seggi elettorali.

Referendum, attenzione al numero delle schede

Il 12 giugno in molti comuni italiani, anche scaligeri, tra cui quello di Verona, si andrà alle urne per il rinnovo di sindaco e consiglio comunale. Non molti sanno, però, che in tutta Italia, anche nei comuni non interessati alle amministrative, ci si dovrà recare comunque ai seggi, dalle ore 7 alle ore 23, per esprimere la propria posizione su cinque quesiti referendari, promossi da Lega e Radicali, che riguardano, in sostanza, temi legati alla giustizia.

Circa 51 milioni e mezzo di italiani (compresi quelli residenti all’estero) dovranno scegliere se abrogare, e quindi cancellare, o mantenere alcune normative che attualmente sono in vigore nel nostro ordinamento. È bene sapere che, per la validità del referendum abrogativo, l’art.75 della Costituzione stabilisce che servano la maggioranza (50%+1) degli aventi diritto al voto e, se raggiunta, la maggioranza (50%+1) dei voti validamente espressi, altrimenti è tutto inutile.

Al seggio ci verranno consegnate cinque schede di voto (a cui si sommano quelle per il Consiglio comunale e per le circoscrizioni, nei comuni in cui si va al voto per l’elezione del nuovo sindaco), corrispondenti a cinque diversi quesiti referendari che riguardano la separazione delle carriere (tra giudici e pm); la custodia cautelare durante le indagini; la cosiddetta legge Severino o incandidabilità dopo la condanna; le “pagelle” ai magistrati; la riforma del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Il giudizio di voto è un Sì se desidera che la norma sottoposta a referendum sia abrogata, un No se desidera che la norma sottoposta a referendum resti in vigore.

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Il primo dei quesiti mira ad abrogare la Legge Severino che prevede l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali nel caso di condanna non definitiva.

La scheda del primo quesito.

Il secondo quesito ci chiederà di limitare le misure cautelari, con abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lett. c), c.p.p., in materia di misure cautelari e di esigenze cautelari nel processo penale. Se vincerà il sì al referendum verrà abrogata la motivazione della «possibile reiterazione del reato» dai motivi per cui i giudici possono disporre la custodia cautelare in carcere o i domiciliari per una persona durante le indagini e quindi prima del processo. L’obiettivo dei promotori del referendum, è ridurre il rischio che vengano detenute persone che poi, al termine del processo o dei processi, risultino innocenti.

La scheda del secondo quesito.

Il terzo quesito riguarda la separazione delle funzioni dei magistrati, con la richiesta di abrogazione di quelle norme che attualmente consentono il passaggio nella carriera dei magistrati dalle funzioni giudicanti (giudice) a quelle requirenti (pubblico ministero) e viceversa. Se al referendum vinceranno i sì, il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera se vuole essere pubblico ministero o giudice e non potrà cambiare le sue funzioni, cosa che ad oggi avviene con il limite di quattro volte, se ne sussistono le condizioni.

La scheda del terzo quesito.

Il quarto quesito del referendum mira ad abrogare le norme sulle competenze dei membri laici nei Consigli giudiziari. Se al referendum vinceranno i sì, anche gli avvocati e i professori universitari parteciperanno attivamente alla valutazione dell’operato dei magistrati: finora ne sono stati esclusi.

La scheda del quarto quesito.

Il quinto quesito si muove contro le cosiddette «correnti» che dividono il Consiglio superiore della magistratura. Esse rendono l’organo una sorta di parlamentino diviso in partiti e, in questa modalità, i diversi orientamenti politici influenzerebbero significativamente il processo decisionale. Se al referendum vinceranno i sì, verrà cancellata la norma che stabilisce che un magistrato per candidarsi al Csm debba presentare una lista di firme a proprio sostegno. Secondo i sostenitori dell’abrogazione della norma, questa modalità favorirebbe le qualità professionali del candidato invece del suo orientamento politico.

La scheda del quinto quesito.

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