Tutti a caccia della Big Bench

Il designer Chris Bangle ha cominciato a promuovere l’iniziativa no profit “Big Bench Community Project”, trasformando delle semplici panchine colorate in un fenomeno sociale, destinato a diffondersi anche a livello internazionale. Una di queste panchine fuori scala è approdata da qualche mese anche a Verona.

di Matilde Montresor

Mentre tutti noi riconosciamo le panchine solo come elementi di arredo urbano, sedili che possono ospitare più persone, solitamente situate all’aperto in aree pubbliche come piazze o parchi, Chris Bangle, un desiger americano, e la moglie, cittadini di Clavesana dal 2009, hanno cominciato a promuovere l’iniziativa no profit “Big Bench Community Project”.

Per loro le panchine non hanno il solo scopo di offrirsi come rifugio a tutti coloro che, stanchi, hanno bisogno di rinfrescarsi e riposarsi, ma rappresentano uno strumento di aggregazione ed un posto da dove ammirare ciò che ci circonda.

Da questo concetto nasce l’iniziativa di Chris Bangle che consiste nell’istallazione di panchine fuori scala, molto più grandi della norma, per sostenere le comunità locali, il turismo e le eccellenze artigiane dei paesi in cui si trovano. La prima panchina è stata realizzata in Piemonte nel 2010, di colore rosso e con un’iscrizione significativa “Se hai bisogno di ristorarti un po’, siediti qui sopra… e ti sentirai tornare bambino”. Lo scopo dell’iniziativa è proprio questo: costruire delle istallazioni fuori scala che riescano a far meravigliare le persone, e soprattutto gli adulti, esattamente come si sbalordiscono i bambini di fronte a cose che in apparenza sembrano banali.

L’obbiettivo di Chris e della moglie è quello di far capire che la meraviglia non deriva solo dalla ricerca e dalla scoperta di cose nuove ma anche dall’interessante esperienza di sperimentare cose note e conosciute ma in un contesto diverso o, in questo caso, nella posizione privilegiata che può essere offerta dalla seduta di una panchina gigantesca per osservare paesaggi mozzafiato.

Con il passare del tempo, alla prima panchina se ne sono aggiunte molte altre e, in Italia, ad oggi, ne abbiamo 53, ma il numero è destinato a salire in breve tempo e a diffondersi anche a livello internazionale. Chris Bangle, entusiasmato da questo successo, dichiara: “Qui è la bellezza di questo tipo di design. Oggetti che divengono iconici non soltanto perché sono stati spinti da un meccanismo di marketing, ma perché l’idea intrinseca era così seducente e così facilmente realizzabile che ha creato da sola le condizioni naturali per la propria duplicazione e diffusione”.

Ebbene, una di queste panchine fuori scala è approdata da qualche mese anche a Verona e si è subito aperta una tacita caccia al tesoro, scatenando orgoglio in chi è riuscito a trovarla e l’invidia in coloro che, essendo ancora alla ricerca della grande panchina, vedeva i post di chi c’era riuscito su  Instagram o Facebook.

Anche noi ci siamo uniti alla ricerca di questa attrazione e finalmente, dopo tanta fatica, l’abbiamo trovata! Si trova nella favolosa location del Piccolo Stelvio, tra Grezzana e Santa Maria in Stelle. In mezzo a questo splendido paesaggio della Lessinia, tra panorami e scorci di maestosa bellezza, fiori che colorano il verde dei prati e la fauna selvatica protetta che popola queste splendide colline, la grande panchina rossa si integra in modo perfetto con la bellezza circostante, proprio perché lei stessa è stata ideata per far risaltare l’armonia e la venustà di questo territorio. È veramente appagante sedersi su questa enorme panchina, che sembra un oggetto stravagante uscito direttamente dal libro di Alice nel Paese delle Meraviglie, dopo averla cercata in lungo e in largo, e potersi gustare una bellezza cosi unica e spettacolare, in totale tranquillità e sentendosi davvero un po’ più leggeri, come quando si era bambini.

La città di Verona e tutta la provincia deve ringraziare Chris Bangle per questo bellissimo progetto che permette a tutti i visitatori di osservare i territori veronesi sotto una luce nuova e a dir poco suggestiva. Il sogno?: “Magari un giorno vedremo una “Panchina della Pace” in un’area veramente travagliata del mondo, dove la possibilità di sedersi, guardare le cose da una prospettiva più fresca, e sentirsi di nuovo come un bambino, è disperatamente necessaria”.